Genova Anno VI - n°33 - 09.04.2008 Pagine Nazionali

Infertilità di coppia: studiamo anche il maschio


Luigi Caputo - Daniela Montagna - Sara Pinto Provenzano - redazione@clicmedicina.it

Il crescente numero di coppie che si trova ad affrontare il frustrante problema dell’infertilità, ha portato la ricerca a studi sempre più approfonditi sulla possibile radice del problema.
Non può essere l’esito positivo di un semplice spermiogramma, senza nemmeno un accurato studio morfologico, a giustificare il fatto che la sola donna venga sottoposta ad indagini diagnostiche strumentali, talvolta invasive sia dal punto di vista fisico che psicologico; infatti,dietro ad una infertilità inspiegata o a una poliabortività (naturale o dopo fecondazione assistita), potrebbero celarsi seri problemi non solo a livello della forma (Figura 1) ma anche del DNA degli spermatozoi.


Un elevato indice di frammentazione del DNA nel liquido seminale, come si evidenzia in numerosi lavori scientifici, può influenzare negativamente la fecondazione, aumentare il tasso di abortività, il rischio di malformazioni e malattie genetiche dell’embrione, e potrebbe incrementare l’incidenza di alcuni tipi di tumore.
Quanto tengono conto di questo, i ginocentri che contribuiscono a “colpevolizzare” la donna per una mancata gravidanza, ignorando completamente il contributo maschile?
La gravità di tali conseguenze, ha un peso maggiore in coppie che tante speranze hanno investito in una procreazione assistita: immaginate cosa può significare per la coppia, e soprattutto per la donna, un aborto dopo tanta fatica per ottenere la gravidanza?
Nonostante la valutazione della forma e dell’integrità genetica del gamete maschile sono ormai considerate in ambiente andrologico un indicatore della capacità procreativa dell’uomo, tali parametri sono ancora purtroppo sottovalutati nei centri di PMA. Essi dovrebbero invece essere i primi a essere valutati, naturalmente sotto la guida dell’andrologo clinico, a maggior ragione se alle coppie si prospetta una fecondazione assistita per una patologia maschile.
Un elevato indice di frammentazione del DNA è molto più frequente di quanto si possa immaginare, poiché effetto diretto dell’azione dei radicali liberi e quindi dello stress ossidativo, indotto da svariate cause:
Esposizione ad agenti tossici, quali inquinamento, pesticidi, sostanze chimiche o computers portatili sulle gambe;
Interventi medici, quali chemioterapie, radioterapie e cure farmacologiche;
Patologie quali febbri elevate, infezioni, leucocitospermia, varicocele e tumori;
Età avanzata ed errati stili di vita, quali obesità, alimentazione squilibrata, inquinamento alimentare, fumo, alcool e droghe.

Sono state messe a punto numerose tecniche per la valutazione della frammentazione; tra queste, la tecnica SCD, utilizzata presso il centro Tecnomed (Nardò – LE), consente di valutare il rapporto tra spermatozoi frammentati e non grazie all’ausilio di software avanzati in grado di rendere la determinazione quanto più precisa e dettagliata possibile (Figura 2).

Come ha sempre sostenuto il Prof. Lamberto Coppola, il laboratorio di seminologia non mira solo a valutare morfologia, numero e motilità degli spermatozoi perchè “la vera qualità delle cellule della riproduzione nasce dalla loro anima, cioè dal codice genetico”.

Centro Medico BiologicoTecnomed
Nardò-Lecce
www.centrotecnomed.it

 

Figura 1:
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio di analisi morfologica eseguita con tecnica computerizzata SCA

A – Spermatozoo normale
B – Spermatozoo angolato
C – Spermatozoo amorfo
D – Spermatozoo avvolto
E – Spermatozoo amorfo e angolato
F – Spermatozoo aflagellato
G – Spermatozoi senza acrosoma in soggetto

       globulozoospermico
 

Figura 2:
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi del grado di frammentazione degli spermatozoi

 


 






 
 
 
 

  



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