Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 09/11/2007

 

La sessualità nella Terza Età 


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Il 49% degli over 69 che vivono in coppia e l’8% dei single ha rapporti sessuali costanti. È quanto emerge da uno studio, frutto della collaborazione tra SIA-Società Italiana di Andrologia e FIMMG–Federazione Italiana Medici di Famiglia, che sarà presentato in occasione del XXIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia, in programma ad Ancona dal 7 al 10 novembre 2007.
Questo studio ha analizzato la vita sessuale di 1.298 over 69enni di ambo i sessi tramite una intervista strutturata riguardante molteplici aspetti della vita e della sessualità dei partecipanti. E’ importante notare come, contrariamente al solito, l’attenzione non sia stata posta solo sulla funzione erettile ma sulla vita sessuale in tutti i suoi aspetti.

Il 55% degli over 69 vive in coppia, il restante 45% è single o vedovo. Molto importante anche la prevalenza della depressione (analizzata mediante la Geriatric Depression Scale) che colpisce il 43 % degli over 69.

“Nella terza età la sessualità, contrariamente a quello che si riteneva fino a poco tempo fa, non cessa, ma evolve e si modifica rispetto a quella del giovane - osserva Alessandro Palmieri, Consigliere della Società Italiana di Andrologia - Questa indagine suggerisce che la presenza di rapporti sessuali, e più in generale di vita sessuale, negli anziani sembra maggiormente legata alla presenza/assenza di un partner o di condizioni invalidanti (depressione, non autosufficienza) piuttosto che all’età anagrafica, a riprova che gli anziani sani non rinunciano affatto alla sessualità all’interno del loro rapporto di coppia.”

Secondo il "Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors", tra i 70 e gli 80 anni, il 63% degli uomini e il 28% delle donne sono sessualmente attivi, a dimostrazione che quest’aspetto della vita è tutt’altro che ininfluente.

“La vita sessuale dell’anziano è influenzata da fattori che specificamente si vengono a creare in quest’età – continua Palmieri - Le modificazioni che fisiologicamente insorgono nelle condizioni di salute e nelle fasi di risposta sessuale caratterizzano diversamente il rapporto, ma non lo impediscono. I cambiamenti sono da riferirsi principalmente ai tempi e ai modi dell’atto sessuale.”

Con l'avanzare degli anni negli uomini si assiste ad una diminuzione della produzione ormonale, con una graduale regressione degli organi androgeni-dipendenti (scroto, pene, peli, tessuti muscolari, testicoli), l'emissione del liquido pre-eiaculatorio è scarsa o del tutto assente, l'orgasmo è raggiunto in un periodo più breve di tempo, l'eiaculazione si presenta con un minor numero di contrazioni e un ridotto volume del liquido seminale, ed è meno energica.
Dopo l'eiaculazione, l'anziano perde l'erezione con estrema rapidità e la fase di refrattarietà, cioè la capacità di avere una seconda eiaculazione dopo un primo rapporto, si allunga notevolmente.

“È molto importante che le persone anziane siano a conoscenza delle naturali variazioni nella loro funzione sessuale, perché l’ignoranza di tali cambiamenti può portare a interpretazioni errate di ciò che sta accadendo – sottolinea Palmieri - Ansia da prestazione e timore di fallimenti possono essere alla base di difficoltà erettili. Senza dimenticare, inoltre, che alcune patologie tipiche della terza età possono influenzarne l’attività sessuale dell’anziano.”

In particolare l’Ipertrofia Prostatica Benigna è la patologia che quasi ubiquitariamente affligge il maschio anziano; si tratta di una condizione che ha origine da piccoli noduli stromali microscopici all’interno della ghiandola prostatica, e, sebbene si manifesti a partire dai 35 anni, la prevalenza aumenta con l'età in tutta la popolazione maschile: più del 50% degli uomini con un'età compresa tra i 60 e 69 anni e più dell'85% degli uomini sopra gli 80 anni, infatti, soffre di una Ipertrofia Prostatica Benigna clinicamente significativa.
Ciò che più di altro preoccupa l’uomo con IPB è la falsa convinzione che l’attività sessuale possa danneggiare l’organo e in qualche modo aggravare la patologia; inoltre le terapie applicate nella cura della malattia (chirurgiche o farmacologiche) hanno spesso come effetto indesiderato l’instaurarsi di un deficit dell’eiaculazione (che manca o si riduce significativamente).
Anche questa condizione di aneiaculazione porta erroneamente con sé la convinzione che queste terapie influiscano negativamente sulla performance sessuale.

Ben altro impatto ha la disfunzione erettile, patologia molto diffusa se si calcola che in Italia tra i 3 e i 5 milioni di maschi ne siano affetti.
La prevalenza della DE aumenta con l’età risultando essere del 15,6% tra i 50 e i 69 anni e del 26,7% tra i 60 e i 70 anni, questo a causa dell’aumentare della prevalenza età-correlata dei fattori di rischio di questa patologia: l’ipercolesterolemia, il diabete, l’ipertensione e, oltretutto, il fumo.
Da non dimenticare, inoltre, che molti dei farmaci che spesso l’anziano assume per alcune patologie possono provocare una diminuzione della capacità erettile innescando o aggravando una DE: farmaci per l'ipertensione arteriosa tipo betabloccanti e diuretici, farmaci anti-ulcera, chemioterapici, antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici.
Influiscono negativamente sull’attività sessuale nell’anziano anche i antifungini, gli antistaminici, gli anticolinergici ed i medicinali che bloccano gli ormoni maschili.
La difficoltà nell’erezione porta, nell’anziano (più che nel giovane), il disinteresse verso l’atto sessuale e la convinzione che ormai “a quell’età” non sia più naturale l’atto sessuale e che esso sia una forzatura della normale fisiologia.

Secondo lo studio “Sexuality in older adults: behaviours and preferences”, che analizzava la vita sessuale di persone con età media 76 anni (minimo 61 - massimo 91) l'età "in sé" non rappresentava un limite alla sessualità.
La grande maggioranza degli anziani riferiva di aver avuto esperienze affettive nell'anno precedente (abbracci nel 67%, baci nel 57%) ma solo il 18% riportava vere esperienze sessuali (rapporto completo, petting e masturbazione reciproca), con frequenza variabile da 1-2 volte la settimana o al mese.

“I risultati emersi dallo studio SIA-FIMMG, rapportati ai risultati degli studi internazionali precedenti, e le nuove caratteristiche del rapporto sessuale nella terza età, portano ad una rivalutazione della sessualità e della vita di coppia – conclude Palmieri – A partire dai 50 anni è importante sottoporsi periodicamente ad una visita andrologica che includa, oltre ad un esame obiettivo del pene, anche una serie di esami del sangue che verifichino il livello di testosterone e che escludano la presenza di altre patologie come l’Ipertrofia Prostatica Benigna e la sindrome metabolica.”

 






  

 


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