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Anno II - n°7 - 31.07.2003 Pagine Nazionali

L’Istituto Superiore di Sanità in Madagascar: primi dati del progetto per la lotta alla malaria

Istituto Superiore di Sanità - Comunicato stampa luglio 2003

La diffusione della malaria, in alcune parti del Madagascar, si è ridotta del 25 per cento e l’Anopheles funestus, il vettore principale dell’epidemia nel paese, fa la sua comparsa sempre più raramente. Sono questi i risultati di un programma di cooperazione che ha portato, in oltre 10 anni, gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, insieme ai colleghi di altri istituti e organismi internazionali, ad elaborare nel paese africano strategie di controllo della malattia.
Il viaggio è cominciato nel 1988 quando l’emergenza malaria, sconfitta alla fine degli anni Sessanta grazie a un programma nazionale basato sulla clorochina e sui trattamenti murali con DDT, si è riaffacciata in tutta la sua virulenza a seguito delle pessime condizioni socio-economiche in cui versava il paese. In breve tempo, la malattia è tornata ad essere la seconda causa di mortalità dopo le malattie diarroiche e di morbosità dopo le infezioni respiratorie. Questo ha spinto il governo malgascio a chiedere l’aiuto internazionale, concretizzatosi principalmente nell’attuazione di 5 cicli della cosiddetta “Operation de pulvirisation intra-domicilaire” (Opid), una campagna finanziata dalla Banca mondiale e realizzata tra il 1993 e il 1998 sotto la supervisione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il contributo dell’Iss si è dispiegato sia nella fase che ha preceduto la realizzazione dell’Opid che in quella successiva post epidemica.
L’Istituto infatti ha fornito innanzitutto una preziosa consulenza scientifica nell’ambito del “Programma di lotta alla malaria in Madagascar”, cominciato nel 1992 e tuttora operativo, in collaborazione con l’Istituto Pasteur – Fondazione Cenci Bolognetti dell’Università di Roma “La Sapienza”. Scopo dell’intervento italiano era tracciare la mappa dei focolai epidemici e dei livelli di prevalenza della malaria nelle Alte terre centrali, definire quindi la densità di distribuzione dell’Anopheles funestus e la sua sensibilità agli insetticidi. Nello stesso tempo è stata svolta un’opera di formazione del personale locale, in particolare microscopisti, biologi e medici esperti di malariologa; sono stati costruiti nuovi laboratori, attrezzando infine quelli già esistenti di tutto l’equipaggiamento necessario. Nella seconda fase del progetto, svoltasi tra il 1997 e il 2000, è stato portato a termine un “Sistema di sorveglianza epidemiologica della malaria e di allerta sulle Alte terre centrali”, che ha permesso di tracciare anche il trend stagionale della malattia. E’ proprio in questa area, infatti, che la malattia si rivela instabile e stagionale, poiché il clima ne interrompe la trasmissione in determinati periodi dell’anno. Si tratta di una zona che attraversa l’isola da nord a sud, la cui altitudine varia tra 800 e 1600 metri, dove si trovano i principali centri urbani, compresa la capitale Anatananarivo e i principali appezzamenti di risicoltura, ambienti favorevole allo sviluppo dei vettori malarici. Ma soprattutto dove piove da novembre ad aprile, quando si registrano anche le temperature più elevate. Il concorso di questi fattori fa sì che la malattia infesti i villaggi delle Alte terre centrali da novembre/ottobre a maggio/giugno, il che non permette alla popolazione di sviluppare un’adeguata risposta immunitaria. A rimetterci, ovviamente, sono soprattutto i più deboli: bambini e adolescenti.
Il lavoro epidemiologico ha permesso così di registrare, su base mensile, i dati relativi alla malattia raccolti nelle 600 strutture sanitarie deputate al controllo della sua diffusione. Si è quindi proceduto al monitoraggio dell’efficacia dei trattamenti nelle case con Ddt e allo studio degli aspetti clinici, immunologici e genetici, oltre che epidemiologici, della malattia. I risultati poi delle analisi dei campioni di sangue prelevati a bambini tra i 5 e i 14 anni in 32 villaggi delle Alte terre centrali hanno testimoniato una riduzione significativa dei livelli di trasmissione della malaria, soprattutto nei villaggi situati tra i 1.000 e i 1.500 metri di altitudine. Infatti, mentre nel periodo 1989-1993 la prevalenza della malaria era compresa tra lo 0,6 e il 7,2 per cento con un Indice plasmodico totale (Ipt) medio del 25,6 per cento (ad indicare l’endemia, ovvero la diffusione dell’infezione in un dato territorio), nel periodo 1998-2000 la prevalenza della malattia era scesa tra lo 0 e il 2,3 per cento e l’Ipt medio si attestava sullo 0,3 per cento.
Nella terza fase di cooperazione, cominciata nel 2000 e di cui si attende l’elaborazione dei risultati, ci si è proposti di prevenire e controllare l’ epidemia non solo nelle zone interessate dall’Opid, ma anche nelle altre aree a rischio del Madagascar. In particolare nel sud sub - desertico dove la situazione è simile a quella delle Alte terre centrali e lungo le coste orientale e occidentale dove la malaria, invece, è stabile e caratterizzata da un’elevata endemia (da 20 a 100 punture per abitante ogni anno).