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Il latte di mamma

L’Oms: 6 mesi in esclusiva

Dal primo al sette ottobre la settimana europea per promuovere l’allattamento al seno 

Elvira Naselli - Salute, Repubblica Ottobre

Sei mesi di latte materno, in esclusiva. È quanto raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma l’Italia è ancora lontana da questo obiettivo, in particolare il Sud del paese, che sembra voler medicalizzare a tutti i costi l’evento più naturale di tutti, la nascita, con un ricorso eccessivo ad ecografie ostetriche, cesarei ed allattamento artificiale. Crescono, è vero, le donne che ritornano all’allattamento al seno, ma soprattutto nel Nord del paese e tra le più istruite. I motivi sono tanti.

«L’allattamento al seno richiede sacrificio, dedizione e molte donne si chiedono se ne vale la pena», premette il dottor Riccardo Davanzo, dell’unità di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale pediatrico Irccs Burlo di Trieste, «Già porsi la domanda, però, significa limitare l’investimento. Alle donne riesce difficile pensare che il tempo dedicato al bambino abbia un ritorno nel breve, medio e lungo termine: i bambini allattati al seno sono mediamente più sani, superano meglio le malattie quando si ammalano, le mamme perdono meno giorni di lavoro e sono loro stesse, e non un consulente esterno, a gestire l’alimentazione del bambino. Inoltre sono meno ospedalizzati: nei periodi di epidemie di gastroenteriti, per esempio, i piccoli ricoverati sono quelli allattati artificialmente».

Insomma, se ci fossero più informazioni sui vantaggi, e se le donne fossero più sostenute, cominciando proprio dagli ospedali dove partoriscono, allatterebbero di più. Ecco perché in occasione della settimana europea dedicata all’allattamento al seno, dal primo al sette ottobre 2002, si moltiplicheranno le iniziative dedicate in tutta Italia (le associazioni mondiali che si occupano di allattamento sono riunite nel WABA, www.waba.org.br ). «È bene che le donne sappiano che allattare non è una cosa "vecchia"», precisa Davanzo, che è anche uno degli organizzatori del convegno del 24 ottobre a Trieste sulla durata dell’allattamento, «E che durante l’allattamento si può fare ginnastica, la dieta, prendere alcune medicine. Spesso si danno consigli sbagliati, anche in ospedale, come per esempio scoraggiare l’allattamento alle donne con epatite C, quando l’Oms non contempla questo caso».

Perché? E soprattutto perché ci sono regioni dove alle dimissioni ospedaliere dopo il parto 90 donne su cento allattano e altre, come la Sicilia, dove sono poco più del 60? «Ammettendo l’impegno», premette il neonatologo, «E' il contesto a non funzionare, gli ospedali sono spesso organizzati come negli anni 70. Sappiamo che la gestione dei primissimi giorni condiziona l’avvio dell’allattamento. Eppure i neonati vengono separati dalla madre mentre l’aggiunta è prassi sistematica nel secondo giorno di vita. Errore, perché il primo giorno il piccolo dorme ma il secondo vuole mangiare e, vicino alla mamma, si attacca al seno, magari anche quindici volte ma solo per due giorni, non per vent’anni. In quelle 48 ore bisogna essere disponibili perché ci si gioca tutto: con l’impegno della mamma e di tutti gli operatori l’allattamento riuscirà».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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