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Mobbing: non basta il risarcimento

Aldo Franco De Rose   aldofrancoderose@clicmedicina.it

Sofferenze mentali, psicosomatiche e di disagio sociale, azzeramento dell’autostima. Sono queste le caratteristiche del soggetto a cui viene imposto il mobbing, specialmente nel proprio ambiente lavorativo. Oggi sarebbe meglio parlare quindi  di sindrome da mobbing, cioè di quell’ insieme di  sintomi che portano allo svilimento ed annientamento della persona umana.

Spesso il mobbing  è attuato in  ambiente di lavoro e per questo  si parla addirittura  di violenza psicologica. Esso  implica la presenza di un aggressore (mobber), di una vittima (il lavoratore aggredito) e di possibili spettatori ( i colleghi di lavoro). È una forma di maltrattamento psicologico deliberato che avviene con una frequenza elevata e per periodi di tempo protratti, da parte di un superiore (mobbing verticale) o di uno o più colleghi (mobbing orizzontale), che ambiscono ad un controllo sul bersaglio o addirittura alla sua distruzione. Implica sempre una strategia attuata, ma non dichiarata da parte del mobber. Gli ambienti lavorativi sono  molti ma soprattutto pubblici: uffici, grosse aziende ma anche  ospedali ,  giornali e televisioni.  Ma sembra che il maggior numero di vittime sia  presente soprattutto tra la  classe medica ospedaliera (o universitaria) e specialmente in campo chirurgico. Il cambio di un primario, di un direttore di cattedra  determina spesso  degli stravolgimenti lavorativi per cui più di uno, viene messo da parte. Una persona che in quel momento diventa il tuo capo, indebitamente, si appropria del diritto di non farti più lavorare, di non farti esercitare la professione nell’ambiente lavorativo che dirige ma che non è il suo. Addio sogni di una vita di studio. Tutto questo è peggiore di un sistema mafioso che supera anche  la richiesta continua di “ mazzette”. Con la richiesta di soldi si determina la chiusura dell’esercizio commerciale, con l’impedimento dell’attività lavorativa e della professione, per cui uno ha lavorato una vita, si provoca  l’annientamento della persona umana sotto il profilo psichico e qualche volta anche fisico. 

E quando il mobbing si impadronisce  e si accanisce contro una persona inizialmente si sopporta un  anno, due, si continua a sperare….poi muore anche la speranza…  ma, per fortuna,  qualche timida reazione comincia a registrarsi: da poco tempo sono arrivate  le prime  reazioni e quindi anche le prime  sentenze a favore dei mobbizzati con tangibili risarcimenti.   Ma  noi crediamo che tutto questo non basti. Noi crediamo infatti che ,  quando il mobbing venga  accertato, il risarcimento economico, anche se  importante,  debba essere accompagnato dalla sostituzione e quindi dal licenziamento da   tutti i luoghi lavorativi del capo di quel dipendente che ha determinato,  attraverso gli abusi del proprio potere, di una struttura che amministra ma sua non è,  numerose e continuative  sofferenze psicologiche.

E concordiamo con una nota del ministero della salute (www.ministerosalute.it), secondo cui “ l’unica vera arma a disposizione contro il mobbing rimane la prevenzione e la necessità di far emergere un sentimento di “condanna sociale “ nei confronti degli autori di tali azioni”. 

La parola mobbing  deriva dall’inglese “to mob” e significa assalire, attaccare, accalcarsi intorno a qualcuno. Colui che lo determina non può rimanere impunito. Ecco perché il risarcimento non basta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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