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Cioccolato indigesto per Italia e Spagna

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Gli italiani, popolo amante del cioccolato più di ogni altro paese europeo -ne consumano annualmente 3,5 chili pro capite alimentando un traffico di 300 milioni di euro- hanno avuto un'amara sorpresa in questi giorni: Italia e Spagna sono infatte state condannate dall'UE per aver posto restrizioni alla vendita di prodotti chiamati "cioccolato" ma in realtà contenenti  sostanze vegetali diverse dal burro di cacaoItalia. Per la Corte di Giustizia della Comunità Europea, infatti,  l'aggiunta di queste sostanze grasse «non modifica la natura del prodotto e l'indicazione sull'etichettatura è sufficiente per garantire una corretta informazione dei consumatori». Le normative spagnole e italiane sono state giudicate dalla Corte «sproporzionate e in violazione il principio della libera circolazione delle merci».

La lotta tra Roma e Bruxelles ha preso dal marzo del 200, anno in cui quando l'Unione Europea decise di rendere possibile la produzione di cioccolato on sostanze vegetali diverse dal burro di cacao, purché fino al 5% del peso totale. Seguono le proteste delle associazioni di categoria, degli ambientalisti che hanno portato alla decisione di imporre, In Italia e Spagna a questi prodotti la denominazione di "surrogati del cioccolato". 

La scelta, contestata dalla Ue, ha alla fine stabilito che il cioccolato fabbricato in Danimarca, Irlanda, Portogallo, Svezia, Finlandia e Regno Unito rispetta il contenuto minimo di burro di cacao e può dunque legittimamente chiamarsi cioccolato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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