Anno II - n°16 - 14.02.2005 Pagine Nazionali

   


Il disagio “del maschio” nel mondo di oggi


Francesca Fulceri - francescafulceri@clicmedicina.it

Sebbene i vecchi imperativi siano soggetti a modificazioni, attualmente costituiscono, ancora, i fondamenti della nostra identità sociale. In base alla teoria “dell’apprendimento sociale”, secondo la quale ogni individuo elabora dei copioni cui fare riferimento per adottare comportamenti in linea con le aspettative e le regole collettive, ci si aspetta che gli uomini dimostrino tuttora maggiore aggressività ed intraprendenza nelle relazioni, rispetto alle donne. Da queste ultime ci si aspetta e pretende, invece, che siano empatiche e accoglienti.
Questo comporta nei maschi il bisogno di dipendere dalle donne per essere aiutati ad esprimere i sentimenti. Rimarcando fortemente quanto le costrizioni dei doveri interiorizzati attraverso gli stereotipi socialmente accettati, abbiano portato l’uomo a negare, non riconoscere, svalutare i bisogni legati all’espressione autentica di sé. L’eccessiva corsa al potere lo ha spinto verso la negazione della propria essenza, intesa come possibilità di integrazione tra espressività femminile e competitività maschile entrambe tratti di un’unità. Solo il riscoprire da parte del maschio il suo lato femminile, e viceversa, lo potrà condurre a ristabilire un rapporto autentico con le donne ben lungi dall’essere una manifestazione di debolezza e d’impotenza (Parsi, 2000)
La nuova concezione di nucleo familiare, dove la maggior parte delle donne è in grado di lavorare e mantenersi da sole, li confonde e spaventa. L’imprevedibilità dei nuovi modelli proposti non gli permette più di essere certi di un lavoro per tutta la vita, di dare per scontato che saranno mariti o padri. L’ Ansia e il disorientamento vengono rinforzati dalle nuove pressioni sociali che richiedono agli uomini, oltre all’assunzione di nuovi comportamenti e atteggiamenti (impegnarsi nelle relazioni, allevare bambini, integrare sessualità con amore, comunicare i sentimenti più intimi, di andare contro l’appreso stereotipo comportamentale maschile. La comparsa di diversi disturbi fisici, psichici e psicosomatici per molti di loro si dimostra essere l’unica manifestazione visibile di questo conflitto (Pleck, 1981).
La sessualità è sperimentata dagli uomini più in termini di autoaffermazione di sé e di possesso, che di relazionalità e di condivisione. Il corpo, come il pene, sono sperimentati come organi centrali, identificativi, attraverso i quali realizzare una prestazione per confermare la propria virilità, il proprio valore. Il fallimento sessuale assume così una valenza di profonda vergogna e svalorizzazione dell’intera persona (Brooks, Silverstein, 1995; Levant, 1997b).
Le difficoltà nell’instaurare relazioni reali e la formazione d’idee irrazionali riguardo il sesso, sono incentivate anche dal business della pornografia che oltre a stimolare la credenza per cui la massima espressione dell’amore sia il sesso, enfatizza quasi esclusivamente un rapporto di dominanza uomo/donna.
Influenzati da queste false credenze gli uomini non si sentono mai tranquilli sulla sessualità, per loro conferma dell’identità maschile, devono sempre essere pronti a dimostrarla, (Francescato, 1998).
Appare molto evidente soprattutto in quegli uomini fortemente condizionati dalle aspettative tradizionali del ruolo maschile, che non gli permettono di esprimere importanti aspetti della personalità come gentilezza, fragilità, affetto che la sessualità sia più orientata e centrata sul raggiungimento dell’orgasmo e sui genitali che non sul valore del rapporto relazionale (Kinsey e coll., 1953; Dèttore, 2001).








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