Anno II - n°14 - 12.10.2004 Pagine Nazionali

   


Ritorna in Italia il Ritalin come cura dell’ADHD: perché uno stimolante per bambini iperattivi?


Maria Vincenza Chiesa - Pediatra - marienzachiesa@clicmedicina.it

Il Ritalin (metilfenidato) sta per ritornare nelle farmacie italiane: una speranza o una minaccia per i nostri bambini? Si tratta comunque di un farmaco e, come si può ricavare dall’etimologia stessa della parola, di uno strumento di bene e di male: indicazione, effetti collaterali, controindicazioni come per tutti i medicinali; un’arma, quindi pericolosa, ma anche la possibilità di risolvere una situazione di malessere patologico, quindi una risorsa.
ADHD (Attention deficit hiperactivity disorder), di questo grave disturbo del comportamento sarebbero affetti sino al 10% dei bambini degli Stati Uniti e, ad oggi, circa 8.000.000 di bambini in età scolare e prescolare di oltre oceano vengono “curati” con psicofarmaci. In Italia L’1-3% della popolazione infantile sarebbe affetta da ADHD. L’1-2‰ dei bambini italiani assume psicofarmaci, una quota per così dire fisiologica, ma sino ad oggi il Ritalin non è in commercio in Italia. Nel 1980 la definizione di questa malattia è stata inserita nella bibbia della psichiatria riconosciuta a livello internazionale, il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali). Si tratta di una vera e propria malattia, non parliamo semplicemente di bambini vivaci o un poco distratti, ma di un disturbo neurobiologico con alterazioni funzionali e probabilmente anche morfologiche di alcuni nuclei della base del cervello e della corteccia prefrontale destra. I maschi sarebbero 6 volte più colpiti delle femmine. Questi soggetti presentano un più o meno grave disturbo dell’elaborazione di risposte agli stimoli ambientali, con disattenzione ed iperattività. Le forme con prevalente disattenzione sono tipiche delle bimbe, mentre le forme con evidente iperattività sono prevalenti nei maschi. Il disturbo tende a persistere nell’adolescenza e nel 40% dei casi anche in età adulta.
La diagnosi, essenzialmente clinica, si basa su una valutazione complessa, che deve essere effettuata esclusivamente dallo specialista neuropsichiatria infantile e, come prevede la normativa italiana, da centri accreditati; mentre un lavoro di screening, attraverso specifici test, può essere affidato alla famiglia, alla scuola ed al medico di base, che avvieranno i piccoli pazienti ai centri specialistici di riferimento.
L’ISS sarà responsabile dell’attivazione di un Registro Nazionale dei bambini ed adolescenti con ADHD al fine di monitorare che i percorsi diagnostici e terapeutici siano appropriati, efficaci e condivisi a livello nazionale. Per fare diagnosi occorre che i sintomi impediscano il funzionamento sociale del bambino, che la componente disfunzionale sia presente in almeno due diversi contesti sociali (scuola, casa, gioco, ecc…), sia iniziata prima dei sette anni e persista da almeno sei mesi. Occorre escludere altre malattie o disturbi organici e valutare la presenza molto frequente di comorbilità (ansia, tic, ecc).
Gli interventi terapeutici comprendono trattamenti psicoeducativi e psicosociali, rivolti non solo ai bambini, ma anche alla famiglia ed alla scuola, il trattamento farmacologico deve essere disponibile, ma non sempre è necessario.
Il rapporto tra casi lievi e casi gravi sarebbe di 10 a 1. nei casi gravi il farmaco di prima scelta è il Metilfenidato, di cui esistono diversi preparati commerciali, il più usato è il Ritalin. Si tratta di uno stimolante centrale, anfetaminosimile e, come tale, appartiene ai farmaci da abuso, accanto alle sostanze stupefacenti, in commercio in Italia sino al 1989, usato come stimolante e dimagrante e ritirato per motivi commerciali (scarsa vendita o scarsi guadagni?).
Uno stimolante per bambini iperattivi? Sembrerebbe un paradosso, ma esso agisce risvegliano l’attenzione e quindi placando l’eccitazione, regolando a livello delle sinapsi nervose la funzione dei neurotrasmettitori (dopamina, ecc…). il trattamento, quando è possibile, non deve essere continuo e deve prevedere sospensione, ad esempio nelle vacanze, nelle festività, quando le condizioni del bambino lo permettono. Gli eventuali effetti collaterali sono rappresentati da riduzione dell’appetito, insonnia, tendenza alla depressione. All’inizio del trattamento e spesso transitoriamente possono essere presenti dolori addominali, nausea, vomito, disturbi circolari, cefalea, ecc.
Attualmente il 90% del Ritalin in commercio è consumato in USA, ma il mercato si va estendendo rapidamente anche in Europa.
La terapia si dimostra efficace nell’80-90% dei casi nel gestire l’inattenzione, l’impulsività e l’iperattività. L’efficacia di questa terapia è generalmente ammessa, ma il ricorso ad essa deve essere sempre rigorosamente valutato. L’unico centro italiano in cui è già in uso il Ritalin, dal 1998, è quello Universitario di Cagliari, diretto dal Prof. Alessadro Zuddas, che afferma: “Impieghiamo 4-5- ore per fare una diagnosi, raccogliendo informazioni da genitori ed insegnanti, la pillola si da’ solo nei casi gravi, con molte cautele. Vediamo i bimbi ogni settimana e poi ogni mese”. Rassicurati, almeno in parte, da queste affermazioni, restiamo in fiduciosa, ma consapevole, attesa del ritorno del Ritalin nelle farmacie italiane.






 


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