Padova. “Screening epatite C per eradicare l’infezione”

“Lo screening dell’epatite C rappresenta un lavoro importante: si è presa coscienza dell’opportunità concreta di stroncare l’infezione in Italia”, dichiara la prof.ssa Miriam Lichtner, ordinario di Malattie Infettive della Sapienza, primario dell’omonimo Reparto presso l’ospedale Sant’Andrea di Roma, a margine dei lavori del XVII Congresso Nazionale Italian Conference on Aids and Antiviral Research ICAR 2025, recentemente svoltosi a Padova. “Seppur con alcuni difetti, peraltro già noti, lo screening ha comunque l’obiettivo di arrivare all’eradicazione. Si sono scelte popolazioni target a rischio, come gli utilizzatori di sostanze o la popolazione carceraria, ed è stato fatto qualcosa che prima in Italia non era mai stato fatto. E i numeri di riferimento per lo screening sono molto ampi, nonostante si possa fare sempre di più.”

“Nell’ambito dello screening, sono state trattate anche tante persone che non sapevano di avere l’infezione, la quale all’inizio, per tanti anni, si presenta in forma asintomatica”, prosegue Lichtner. “Per questo è molto importante fare informazione.” A fianco del percorso di screening si inserisce il piano Fast-Track Cities: “più a livello di associazionismo, mette insieme una bella rete dedicata ai migranti, in particolare, e alle popolazioni un po’ ai margini. Si tratta sempre di un quadro delicato, pur sapendo bene che le malattie infettive non derivano certo dai migranti, ad esempio. Ci sono Paesi che hanno endemie più alte, quindi serve in questo senso dare supporto nell’accesso alle cure, e proprio per l’epatite C – prosegue – questo è stringente, visto che abbiamo una cura, molto concentrata nel tempo, che in pochi mesi arriva appunto ad eradicare completamente l’infezione, come mostrano anche le nostre esperienze a tema.”

“Lo screening per l’epatite C è di estrema rilevanza”, afferma la prof.ssa Annamaria Cattelan, dell’Università di Padova, direttrice della Struttura Complessa di Malattie Infettive all’AOU di Padova. “Lo stiamo già facendo da alcuni anni a livello nazionale e anche qui in [...] Veneto.” Nella Regione è in corso una campagna di sensibilizzazione volta a individuare infezioni sommerse, soprattutto in alcune fasce di popolazione: “Come quella che ha fatto uso o fa uso di sostanze, quella che si trova in carcere o quella migrante, in condizioni particolari da un punto di vista sociale”, prosegue Catellan. “Stiamo lavorando bene e riscontrando nuovi casi, che vengono presi subito in carico. È questo infatti un aspetto determinante: fare il test ha un grande valore, poi però deve seguire, nel caso, la possibilità di una terapia che permettano la cura e la guarigione dall’epatite C. In tutto questo spiccano iniziative di screening regionali o locali, appunto, come quella, intitolata Test in the City, che tiene banco a abbiamo la possibilità di portare avanti test gratuiti e anonimi per le infezioni sessualmente trasmesse, a partire da epatite, Hiv e sifilide.”

Anche in riferimento al percorso Fast-Track City, Paolo Meli, pedagogista della cooperativa Don Giuseppe Monticelli e coordinatore di Bergamo Fast-Track, sottolinea “un sold out o quasi” dell’opportunità di screening, evidenziando “un problema quasi più di offerta che di accesso al servizio”: “L’analisi preliminare riguarda oggi fino a 2mila persone testate nelle città coinvolte e, in attesa di ulteriori dati, parla di un’incidenza significativa”, spiega. “Si sfiora un 3% raggruppando epatite B, epatite C e HIV con un accento sulle persone che usano sostanze, tornando in quest’ultimo caso ad aspetti storici che sembravano ormai appartenere al passato.”