L’ozono “cura” anche la mente?

2121

Sono molte le scoperte scientifiche che scaturiscono dall’osservazione di fenomeni apparentemente casuali e comunque imprevisti: recentemente è stato osservato che l’uso dell’ossigeno-ozono terapia, ampiamente utilizzata in ortopedia ma anche in altre condizioni, produce risposte di miglioramento delle funzioni cognitive nel paziente anziano affetto da Malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza. Studi preliminari hanno infatti dimostrato che in cellule neuronali trattate con ossigeno-ozono vengono attivati specifiche funzioni cellulari coinvolte nei processi della mente (infiammazione e processi ossidativi).

Presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia prende il via il progetto “Cognitive Frailty and Oxygen-Ozone Therapy: Integrated Approach to Identify Biological and Neuropsychological Markers”(“Fragilità Cognitiva e Terapia dell’Ossigeno-Ozono: un Approccio Integrato per l’Identificazione di Marcatori Biologici e Neuropsicologici”) affidato alla dott.ssa Cristina Geroldi (Geriatra), ai ricercatori dott. Cristian Bonvicini, dott.ssa Catia Scassellati e al dott. Antonio Galoforo, pioniere di questa terapia non soltanto in Italia ma anche in Africa. Il progetto, finanziato interamente dal Ministero della Salute, ha un valore di 386mila euro, di cui metà dell’importo sarà utilizzato come borse di studio per finanziare l’attività di giovani ricercatori all’interno del progetto; il restante, per acquisire materiali di laboratorio necessari per condurre gli esperimenti previsti. “Nella pratica clinica – spiega il dott. Bonvicini – si è visto che il paziente anziano ‘fragile’, oltre a migliorare sul piano più strettamente articolare e quindi motorio, presenta miglioramenti vistosi anche sul piano comportamentale e sul difficile ri-equilibrio del ritmo sonno-veglia: noi partiremo proprio da lì.”