
A fronte di una domanda di assistenza che cresce, l’Italia destina solo il 3% del Fondo Sanitario Nazionale alle politiche per la salute mentale, con una spesa pro-capite (69,8 euro) nettamente inferiore a Francia (510), Germania (499) e Regno Unito (344). La dotazione di personale (60 operatori ogni 100mila abitanti) è inferiore del 25% rispetto allo standard nazionale necessario definito da Agenas, sottoscritto da Regioni (21.12.2022), Ministero della Salute (09.01.2023) e MEF (22.01.2023), di 83, con forti squilibri regionali (da oltre 100 operatori in Trentino a meno di 30 in Basilicata). E anche sulla salute del cervello si procede tra attenzione crescente, accompagnata da ritardi e differenze territoriali come mette in evidenza l’Osservatorio Salutequità.
Aumentano i bisogni della popolazione con sofferenza mentale, ma si contraggono i servizi sanitari dedicati e ancora troppe disuguaglianze nell’accesso ai servizi. Nel 2023 i servizi di salute mentale hanno seguito 854.040 utenti (+10% rispetto al 2022), con un incremento dei casi di disturbi psichiatrici, ideazione suicidaria e autolesionismo in età adolescenziale. Ciò nonostante, nel 2022 si sono ridotte rispetto al 2020 le Strutture per l’assistenza psichiatrica sul territorio, sebbene gli utenti in carico ai servizi siano tornati ai livelli pre-pandemia. Calano le dotazioni di personale e delle risorse disponibili, e si riducono le prestazioni erogate agli assistiti rispetto ai livelli precedenti alla pandemia che hanno registrato una lieve ripresa solo nel 2023.
Durante le fasi acute della pandemia, moltissime prestazioni di salute mentale (psicoterapia, attività riabilitative, strutture semi-residenziali e day hospital) hanno registrato riduzioni comprese approssimativamente tra il 45% e il 95%, a seconda del tipo di servizio. Il numero totale di utenti assistiti è diminuito dai circa 826mila del 2019 ai circa 778.700 del 2021; si è poi registrato il recupero che ha portato il numero di utenti ai circa 854mila del 2023. Persistono divari territoriali significativi: le prestazioni per utente variano da 33 in Friuli-Venezia Giulia a meno di 9 in Molise, Campania e Sicilia (media Italia 13,6/utente). Le prestazioni sono terapeutiche nel 71,4% dei casi, socio-riabilitative nel 18,1%, assistenziali nell’8,4% e diagnostiche nel 2,1%. Veneto, Lombardia, Calabria, Umbria e Marche registrano le percentuali più alte di prestazioni socio-riabilitative. L’Italia ha uno dei tassi più bassi di posti letto per cure psichiatriche in Europa (8,1 ogni 100mila abitanti) e il numero di dimissioni ospedaliere per disturbi mentali è tra i più bassi.













