Osservatorio Malattie Rare: “Su green pass chiarire il destino dei non vaccinabili”

165

Non sono “no-vax”, ma non possono fare il vaccino. In questa categoria ricadono diverse persone: chi ha avuto un problema di salute tra la prima e la seconda dose, come una reazione allergica alle componenti del vaccino stesso, chi ha avuto un parere negativo dal proprio medico a causa di patologie pregresse ma anche tutti quei malati rari e cronici che, per via della loro patologia, non hanno la possibilità di accedere alla vaccinazione. Tutte queste persone non hanno modo di richiedere il green pass e fra pochi giorni resterebbero esclusi da diversi luoghi al chiuso: piscine, palestre, ristoranti, bar, teatri, cinema. Salvo una certificazione alternativa, e il permanere del vincolo del tampone, ma su questo non c’è ancora chiarezza. “Al nostro Sportello Legale già ora stanno arrivando tante domande al riguardo, e se non si provvede a chiarire subito tutto dalla prossima settimana sarà molto peggio”, racconta il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli, che lancia un appello al Ministro Speranza e al CTS: “Per evitare il caos è necessario che si faccia subito chiarezza, in modo particolare indicando come dovrà essere fatto questo certificato alternativo e soprattutto, in maniera inequivocabile, da chi dovrà essere fatto, e quindi chi sono i soggetti preposti alla certificazioni. Perché una volta identificati vanno anche messi in condizioni di fare veramente questi certificati, e con il rigore che serve.”

A livello generale, nell’ordinamento italiano è il DL 73/2017 a regolamentare l’obbligo vaccinale e i relativi criteri di non vaccinabilità. Il comma 3 dell’Art. 1 stabilisce infatti che “le vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”.

Ai sensi di quanto previsto da un’ apposita nota del Ministero della Salute, la Certificazione verde COVID-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni) e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica, tra cui appunto diversi malati rari e cronici, per i quali verrà creata una “Certificazione Digitale Dedicata”, che però attualmente non è disponibile. Per ora, in mancanza di questa possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo, ma mancano a oggi indicazioni operative su chi siano i clinici a cui è demandato il compito di rilasciare questa certificazione: forse i medici di Medicina Generale? Forse lo specialista di patologia? Il Ministero non precisa nulla e tra i pazienti c’è grande smarrimento.: “Se non sarà chiarito al più presto, assisteremo ad una ondata di domande verso queste categorie e, d’altra parte, a risposte difformi da un medico all’altro. È già successo pochi mesi fa con le assenze dal lavoro per le categorie fragili; succederà ancora, e certo nessuno ha bisogno ora di nuovo caos. Per non parlare del fatto che nel lungo periodo non si potrà ‘delegare’ agli esercenti il compito di interpretare e validare certificazioni cartacee facilmente falsificabili, difficilmente intellegibili e non certo adeguate ad un compito tanto delicato, anche dal punto di vista della privacy”, sottolinea Ciancaleoni Bartoli. “Se vogliamo ripartire in sicurezza e nel rispetto delle regole, le regole devono essere chiare e facilmente applicabili.”