Ortopedici: “35mila interventi rinviati causa COVID”

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Nel corso del 2020, nella fase 1 della pandemia da COVID-19, sono stati rinviati e riprogrammati in tutta Italia circa 35mila interventi ortopedici, mentre le liste di attesa per assistenza ambulatoriale e chirurgica si sono allungate fino a 6 mesi, con garanzia di intervento per i soli casi urgenti. “Le importanti limitazioni che tutti noi stiamo sperimentando investono in campo sanitario anche l’assistenza ortopedica, che non meno di altre, ha risentito e risentirà delle restrizioni imposte dalla crisi sanitaria in corso”, dichiara il prof. Francesco Falez, presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia SIOT. “Restrizioni che tuttavia non ci impediscono di cogliere l’opportunità di ridefinire il percorso di assistenza attraverso nuove strategie di comunicazione, formazione ed aggiornamento, sviluppando percorsi di collaborazione con le aziende pubbliche e private di settore, con cui dovremo essere ancora più partner negli anni a venire. Questo significa ridisegnare il rapporto virtuoso tra pubblico e privato, sia in termini di strutture che di finanziamento, in modo di garantire al settore ortopedico l’impiego delle necessarie tecnologie e il raggiungimento di elevati standard di cura e assistenza.”

Alla drastica riduzione dei posti letto nei reparti di ortopedia degli ospedali italiani a beneficio dei pazienti COVID si aggiunge a tutt’oggi il rischio di disattendere la soglia delle 48 ore per trattamento dei pazienti fragili, come previsto dai protocolli di intervento. Ciò è dovuto alle possibili difficoltà legate sia alla carenza di posti nelle terapie intensive sia ad una più complicata gestione della fase post-operatoria: “Siamo di fronte ad un nuovo scenario”, spiega il dott. Alberto Momoli, vice presidente SIOT e direttore della U.O.C. Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza. “L’invecchiamento della popolazione legato a una maggiore longevità rende prioritario ridefinire nuovi parametri nella definizione del paziente fratturato e definito fragile, attraverso un dialogo con le principali Società scientifiche coinvolte. Oggi una persona di ottant’anni è ancora in attività e necessita di una riabilitazione e di un recupero completo a seguito di un eventuale intervento. In questo scenario, con le terapie intensive occupate, un ritardo nell’assistenza del paziente fragile può verificarsi, e il rispetto della soglia delle 48 ore per il trattamento è uno degli aspetti più critici a cui siamo chiamati a rispondere noi ortopedici, soprattutto in una fase così complessa, migliorando il dialogo con i pazienti anziani per sottolineare quanto sia fondamentale un’attività fisica costante, da svolgere anche nelle proprie abitazioni, ma senza esagerazioni per evitare le complicanze dovute a una possibile frattura legate a una maggiore fragilità ossea.”

Queste alcune delle tematiche affrontate in occasione di Virtual SIOT 2020.