L’origine batterica dell’Alzheimer e le proprietà protettive della sostanza amiloide

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L’origine dell’Alzheimer a oggi è sconosciuta ma sono molti gli indizi che avvalorano un ruolo di qualche infezione. Recentemente sembra addirittura che proprio la sostanza depositata nel cervello possa avere un’azione antibatterica. Nel 2011, secondo uno studio della University of Texas Health Science Center l’Alzheimer poteva essere addirittura trasmissibile in modo simile alle infezioni causate da prioni della mucca pazza. Infatti il danno cerebrale che caratterizza questa patologia potrebbe originarsi in una forma simile alle infezioni da prione, come l’encefalopatia spongiforme bovina (il morbo della mucca pazza) e la sua forma umana, il morbo di Creutzfeldt-Jakob. L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry. Più recentemente in Svizzera i medici del Centro di Ricerca Internazionale dell’Alzheimer hanno trovato le spirochete in circa il 90% dei malati di Alzheimer, mentre erano assenti nei controlli effettuati sulle persone sane di pari età. A oggi sappiamo che una spirocheta, Borrelia burgdorferi, è la causa della malattia di Lyme. Le spirochete causano malattie all’interno del tessuto cerebrale formando placche o masse lungo la superficie del cervello. I macrofagi, una volta intrappolati e uccisi dalle spirochete, consentono all’infezione di diffondersi e uccidere le cellule cerebrali. Le cellule cerebrali danneggiate producono la caratteristica proteina beta-amiloide osservata nei pazienti di Alzheimer. Secondo i ricercatori, i soggetti con una grave storia familiare o con la presenza dell’allele Apo-E4 (una lipoproteina utilizzata per il trasporto di grassi e colesterolo) potrebbero beneficiare addirittura di una terapia antibiotica preventiva. In questi giorni, alcuni ricercatori del Massachusetts General Hospital di Charlestown, con uno pubblicazione su Science Translational Medicine, rivista dell’American Association for the Advancement of Science, sostengono che quando la sostanza beta amiloide si deposita e “sedimenta” nel cervello possa formare le placche ritenute responsabili della malattia di Alzheimer; la proteina beta-amiloide nasconderebbe anche insospettate virtù antibatteriche e antifungine intrappolando i microbi e arrestandone l’invasione. Si tratta di uno studio di laboratorio condotto sui topi e nei vermi nematodi.