Occhi rossi e lacrimanti e palpebre gonfie? Potrebbe essere congiuntivite allergica

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Gli occhi che si arrossano e iniziano a prudere, le palpebre che si gonfiano, la luce solare che dà un insolito fastidio: magari si mette in correlazione anche il disturbo con i pollini che ad aprile iniziano a fluttuare nell’aria, ma in tanti casi si qualifica il tutto come un problema passeggero da affrontare senza preoccuparsene troppo e affidandosi a cure “fai da te”. Anche se più di 1 persona su 5 soffre di allergia oculare stagionale, sono ancora la minoranza quanti ne prendono in seria considerazione la sintomatologia e decidono di andare dall’oculista per un controllo. “La tendenza è invece quella di affrontare l’emergenza da soli, o dietro indicazione di un parente o un amico, ricorrendo a un collirio decongestionante”, dichiara Alessandra Peres, vicepresidente di FederAsma e Allergie ODV . “E anche chi si reca in farmacia, spesso non chiede consiglio ma si limita all’acquisto di un determinato prodotto: se interpellato, il farmacista può invece essere un primo e qualificato interlocutore per inquadrare la situazione e sospettare che si tratti di una congiuntivite allergica, suggerendo quindi un rimedio adeguato per gestire l’emergenza e invitando a farsi poi vedere dallo specialista per individuare i fattori scatenanti.”

A innescare la congiuntivite allergica sono soprattutto i pollini, con l’elenco delle possibili cause (o spesso concause) che include anche gli acari della polvere, i peli di animali e le spore di muffa. Un intenso prurito risulta il sintomo più comune in assoluto, accompagnato con maggiore o minore frequenza da rossori, lacrimazione, sensibilità alla luce e gonfiore delle palpebre. Tutti campanelli d’allarme che vengono però troppe volte ignorati, considerato anche che l’83% delle persone con malattia allergica va incontro a un interessamento degli occhi. “Per questo motivo, in concomitanza con l’inizio della bella stagione e quindi del periodo ‘più a rischio’ di allergie oculari, FederAsma e Allergie ODV ha deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione proponendo in collaborazione con Alcon un agile decalogo per favorire il riconoscimento della sintomatologia”, prosegue Peres. “Obiettivo principale dell’iniziativa è poi quello di far capire ai pazienti quanto sia importante una visita dall’oculista per arrivare a una corretta diagnosi e all’impostazione di una terapia mirata.”

Nel caso di una congiuntivite allergica, ricorrere a rimedi inappropriati può rivelarsi una mossa non solo inutile, ma anche rischiosa. “I colliri lenitivi decongestionano gli occhi esercitando una vasocostrizione, ma se usati impropriamente finiscono per indurre un arrossamento sempre maggiore, perché per reazione i vasi sanguigni tendono nel tempo a dilatarsi sempre di più”, afferma il prof. Andrea Leonardi, della Clinica Oculistica, Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, che ha supervisionato il decalogo. “Si genera così un circolo vizioso che innesca un meccanismo di dipendenza e può avere anche altri indesiderati effetti collaterali come la dilatazione della pupilla o la chiusura del puntino lacrimale o di un altro fastidioso disturbo quale l’occhio secco. Inoltre, specie se si esagera con i dosaggi, possono addirittura manifestarsi tachicardia o altri disturbi cardiaci.”

Farsi insospettire dalla sintomatologia e chiedere l’aiuto dello specialista è quindi indispensabile per non mettere a repentaglio la salute degli occhi come dell’intero organismo. “Dopo una prima valutazione, in collaborazione con l’allergologo si procede al dosaggio delle IgE, che con un semplice prelievo del sangue consente di valutare attraverso la concentrazione di immunoglobuline E un ampio numero di potenziali allergeni, ed eventualmente all’esecuzione di un prick test, con cui invece si testano le sostanze sospette sulla cute dell’avambraccio”, spiega Leonardi. “Individuati i fattori scatenanti e inquadrata la serietà della forma allergica, si può quindi decidere se sia necessario impostare una terapia preventiva o se sia invece sufficiente gestire la situazione con l’utilizzo di un collirio antistaminico, molto spesso a base di Ketotifene, la cui efficacia e rapidità d’azione è stata certificata da diversi studi clinici. Sicuramente consigliate sono poi le formulazioni prive di conservanti, potenzialmente dannosi per il film lacrimale, e confezionate in monodose, perché viene così scongiurato qualsiasi rischio di sovradosaggio.”