Nuovi test per l’Alzheimer

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Il 21 settembre verrà celebrata la giornata mondiale dell’Alzheimer, malattia caratterizzata dalla presenza di placche di beta-amiloide e grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata che possono accumularsi nel cervello diversi anni prima dalla comparsa dei sintomi clinici. Per la rilevazione delle alterazioni patologiche si ricorre alla tomografia a emissione di positroni (PET) o dosaggio nel liquido cerebrospinale (CSF) del peptide Abeta42, tau totale e tau-181 fosforilata (p-tau181): negli ultimi anni è stato fatto un ulteriore passo in avanti con l’inclusione di biomarcatori tra i criteri per la diagnosi di Alzheimer: “La ricerca sui biomarcatori nelle malattie neurologiche ha fatto di recente notevoli passi in avanti grazie allo sviluppo di metodiche ultrasensibili in grado di misurare analiti presenti anche a basse concentrazioni nel sangue e che riflettano alterazioni patologiche a livello centrale”, dichiara Roberta Ghidoni, direttore scientifico Irccs Fatebenefratelli di Brescia. “In particolare, per quanto concerne le demenze una grande attenzione è oggi rivolta a 2 proteine che possono essere quantificate nel sangue: la catena leggera del neurofilamento (NfL) e la proteina tau fosforilata. Sono stati recentemente sviluppati, da un gruppo di ricercatori svedesi con cui anche l’IRCCS collabora, saggi ultrasensibili in grado di misurare nel sangue i livelli della proteina tau fosforilata (p-tau-181); applicando tale saggio, in uno studio coordinato dalla prof.ssa Barbara Borroni, dell’Università di Brescia, e che ha visto la partecipazione dell’IRCCS Fatebenefratelli e del gruppo svedese, è stata confermata l’utilità del dosaggio nel sangue di p-tau181 nel distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza ed il valore prognostico del marcatore NfL (Benussi et al; J Neurol. Neurosurg. Psychiatry 2020; 91(9) 960-967.).”

Per il dosaggio nel sangue di parametri in grado di rilevare il danno neuronale (come NfL) e parametri correlati alla deposizione di amiloide a livello cerebrale in fase precoce viene utilizzata la piattaforma Simoa, acquistata dall’IRCCS con i finanziamenti Conto Capitale del Ministero della Salute. “In tal modo – conclude Ghidoni – se da un lato ciò è di supporto ad una diagnosi mirata e precoce, dall’altro, quando fosse disponibile una nuova terapia (e.g. vaccino), permetterà di identificare in modo rapido, poco invasivo e poco costoso i soggetti con alterazioni specifiche riconducibili ad Alzheimer. Per ora questi test plasmatici sono applicati in un ambito di ricerca, ma è in atto a livello internazionale un processo di ottimizzazione dei saggi e definizione di cut-off al fine di renderli fruibili in un paio d’anni in ambito clinico.”

“Ma non è tutto. Il Fatebenefratelli – sottolinea Luisa Benussi, responsabile della biobanca dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli e vicedirettrice scientifica – coordina a livello nazionale il monitoraggio dell’Alzheimer ereditario, mirato ad identificare le persone portatrici di una mutazione genetica prima che i sintomi esordiscano e favorire il loro accesso a studi atti a testare interventi farmacologici preventivi che impediscano o ritardino l’insorgenza della malattia.” In quest’ambito, è stato avviato di recente uno screening per questa forma rara di questa demenza: circa 1 malato di Alzheimer su 100 contrae infatti una demenza di tipo familiare, cioè una forma ereditaria della malattia, che nella maggior parte dei casi, invece, si presenta come “caso isolato” all’interno di una famiglia ed esordisce dopo i 65 anni, senza ereditarietà. In questo 1% dei casi siamo di fronte alla malattia di Alzheimer ereditaria autosomica dominante, causata da una mutazione genetica autosomica dominante presente sin dalla nascita. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha avviato uno studio su questa forma rara, che si presenta solitamente in età presenile.