Nuova terapia contro l’iperparatiroidismo secondario a insufficienza renale

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Approvato il primo calciomimetico somministrato per via endovenosa indicato per una frequente complicanza della malattia renale cronica dalle severe conseguenze cliniche. Etelcalcetide riduce significativamente il paratormone sierico agendo anche su calcio e fosforo. Somministrato direttamente al termine della seduta di emodialisi, tre volte a settimana, riduce i parametri di laboratorio più rilevanti nei pazienti con iperparatiroidismo secondario (sHPT), una frequente complicanza della malattia renale cronica (CKD). Il nuovo farmaco approvato per il trattamento dell’sHPT, è un agente calciomimetico di seconda generazione che si lega ed attiva il recettore sensibile al calcio (CaSR), espresso anche sulle cellule delle ghiandole paratiroidee. È il primo calciomimetico a poter essere somministrato per via endovenosa, garantendo così un maggior controllo della terapia e migliorando l’aderenza del paziente.

L’iperparatiroidismo secondario è una complicanza molto frequente che colpisce la metà dei pazienti con insufficienza renale cronica. Il progressivo declino della funzionalità renale porta a un’alterazione del metabolismo di calcio (Ca), fosforo (P) e vitamina D. Il conseguente sviluppo di ipocalcemia e iperfosfatemia conduce a un incremento della sintesi di ormone paratiroideo (PTH) prodotto dalle ghiandole paratiroidi, quattro piccole ghiandole situate dietro la tiroide. Nei pazienti con insufficienza renale, bisogna monitorare attentamente le situazioni in evoluzione e cercare di impedire che si raggiungano livelli di PTH troppo elevati, oltre i quali la condizione di ipersecrezione di PTH potrebbe diventare “autonoma”, non più controllabile e risolvibile unicamente con il ricorso all’intervento chirurgico di paratiroidectomia. È quindi evidente l’importanza di una tempestiva e adeguata gestione del metabolismo minerale. Gli interventi farmacologici per l’iperparatiroidismo secondario mirano principalmente alla prevenzione delle sue conseguenze sull’apparato scheletrico e cardiovascolare. I trattamenti in uso più prescritti sono di tre tipi: chelanti del fosforo, vitamina D e calciomimetici, spesso usati in associazione. I chelanti del fosforo ne attenuano l’assorbimento intestinale; gli attivatori del recettore della vitamina D incrementano l’assorbimento del calcio e del fosforo e riducono la sintesi di PTH; i calciomimetici, agendo sul recettore sensibile al calcio, riducono i livelli di paratormone e anche i livelli di calcio e fosforo.