Nuova polmonite da Coranovirus dalla Cina. In dubbio il contagio tra persone

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Febbre alta e difficoltà respiratorie a causa di una polmonite e l’agente patogeno sarebbe un coranovirus. Sono queste le caratteristiche della nuova epidemia che, a quante pare, sarebbe partita da un mercato del pesce dove si vendevano anche animali in Cina. Infatti tutti i soggetti sembrano essersi ammalati, in un modo o nell’altro, a Wuhan, città della Cina Orientale, e molti di loro erano venditori dello stesso mercato. Finora gli ammalati pare siano meno di 100; altre 163 persone sono in isolamento, comprese 8 di Hong Kong. Ma la buona notizia è che, a oggi, pare non ci siano stati contagi da una persona all’altra, e quindi tra il personale medico e paramedico che ha assistito le persone infette. L’ipotesi più probabile è quindi che la malattia sia stata trasmessa dall’animale all’uomo. Quasi tutti i malati avevano infatti visitato il mercato del pesce di Wuhan, dove si vendevano anche animali vivi. Naturalmente il mercato è stato prontamente disinfestato dalle autorità cinesi competenti.

Il germe selezionato dagli esami di laboratorio sarebbe un coronavirus, ma non si tratterebbe della SARS che fra 2002 e 2003 uccise oltre 700 persone, soprattutto in Cina e a Hong Kong, compreso Carlo Urbani, il medico italiano cui si deve la classificazione del virus. Esclusa anche l’influenza aviaria e la Mers, la sindrome respiratoria del medio oriente, comparsa nel 2013 in Arabia Saudita. “Il gruppo di esperti ritiene che l’agente patogeno all’origine dei casi inspiegabili di polmonite virale sia stato individuato in via preliminare in un nuovo tipo di coronavirus”, afferma Xu Jianguo, a capo del team di ricercatori, all’agenzia Xinhua. “La scoperta è avvenuta inizialmente analizzando campioni di fluido polmonare, sangue e tamponi faringei prelevati da un singolo paziente.”

L’Oms ha confermato che le prime informazioni sulla polmonite di Wuhan ricevute dalle autorità cinesi indicano come possibile causa un coronavirus che “può causare gravi malattie in alcuni pazienti”, ma “non si trasmette facilmente da persona a persona”.