Novità nel trattamento dello scompenso cardiaco acuto

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L’inibitore SGLT2 empagliflozin è sicuro nel trattamento dello scompenso cardiaco acuto, con o senza diabete, a qualsiasi valore di frazione di eiezione. Lo ha dimostrato lo studio multinazionale randomizzato Empulse, pubblicato su Nature Medicine. I pazienti con insufficienza cardiaca acuta hanno iniziato in modo sicuro una terapia con empagliflozin per una mediana di 3 giorni dopo il ricovero in ospedale e hanno avuto il 36% in più di probabilità di sperimentare un beneficio clinico nei successivi 90 giorni rispetto ai pazienti che avevano assunto un placebo. “Il trial, controllato, in doppio cieco ha preso in considerazione 530 pazienti adulti con scompenso cardiaco (età media 68 anni; 66% maschi) ricoverati per un episodio acuto di scompenso cardiaco e successivamente stabilizzati”, spiega Maurizio Volterrani, responsabile del Centro per le Patologie Cardiorespiratorie, IRCCS San Raffaele, tra gli autori dello studio. “I partecipanti sono stati divisi in due gruppi e sottoposti a un trattamento di 90 giorni con empagliflozin 10 mg SID o un placebo. I dati hanno messo in evidenza come i soggetti trattati con la glifozina siano risultati associati a una probabilità del 36% superiore di andare incontro a un beneficio clinico come una riduzione della mortalità per tutte le cause (4,2% vs 8,3%), una minore occorrenza di episodi di scompenso cardiaco (10,6% vs 14,7%) o un miglioramento della sintomatologia. Effetti, questi, riscontrati in modo paragonabile nei pazienti con o senza diabete di tipo 2.”

“Mentre sono disponibili diversi farmaci in grado di migliorare gli outcome clinici dei pazienti con scompenso cardiaco cronico, pochissimi hanno dimostrato un beneficio nei pazienti con scompenso cardiaco acuto di nuova insorgenza che necessitano di ricovero in ospedale”, commenta Adriaan Voors, cardiologo dello University Medical Centre Groningen, prima firma della pubblicazione. “I nostri risultati indicano che empagliflozin può essere di aiuto per questi pazienti senza aumentare gli eventi avversi gravi.”

Le malattie dell’apparato cardiovascolare continuano a rappresentare la prima causa di morte o di condizioni invalidanti nel nostro come nei Paesi a più elevato tasso d’industrializzazione e la loro prevalenza è in fase di notevole incremento. Lo scompenso cardiaco è la prima causa di ricovero in ospedale negli over65, anche per questo è considerato un problema di salute pubblica di enorme rilievo. A soffrirne in Italia sono circa 600mila persone e si stima che la sua prevalenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa).