Novità per la terapia del mieloma multiplo recidivato

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Il Mieloma Multiplo, grave tumore del sangue, colpisce prevalentemente nella settima-ottava decade di vita e si definisce recidivato quando si ripresenta dopo un trattamento o un periodo di remissione; è invece refrattario quando non risponde o non risponde più alla terapia. Ebbene per queste due forme gravi e difficili da trattare si è forse arrivati a una svolta. Sembra infatti che l’aggiunta di isatuximab alla terapia con carfilzomib e desametasone (terapia di associazione con isatuximab) abbia ridotto significativamente il rischio di progressione della malattia o morte rispetto allo standard di trattamento con carfilzomib e desametasone (Kd) in pazienti con mieloma multiplo (MM) recidivato. Rispetto al solo Kd, la terapia di associazione con isatuximab ha dimostrato un beneficio terapeutico coerente tra più sottogruppi.

I risultati saranno presentati durante la sessione late-breaking del Congresso virtuale della European Hematology Association (EHA25) il prossimo 14 giugno. Isatuximab È un anticorpo monoclonale che si lega a uno specifico epitopo del recettore CD38 sulle cellule di mieloma multiplo. Il farmaco è approvato nell’Unione Europea, negli Stati Uniti, in Svizzera, Canada e Australia in associazione con pom-dex (pomalidomide e desametasone) per il trattamento di alcune tipologie di pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato refrattario.

“Nello studio di fase 3 IKEMA, l’aggiunta di isatuximab a carfilzomib e desametasone ha ridotto significativamente il rischio di progressione di malattia o morte rispetto al solo trattamento con carfilzomib e desametasone,” dichiara Sara Bringhen, A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino e principal investigator degli studi clinici per isatuximab in Italia. “I risultati di questo studio clinico – che ha coinvolto anche alcuni centri e pazienti italiani – suggeriscono il potenziale di isatuximab di diventare un nuovo standard di trattamento del mieloma multiplo recidivato.”

La sicurezza e la tollerabilità di isatuximab osservate in questo studio sono coerenti con il profilo di sicurezza di isatuximab osservato in altri studi clinici, senza la rilevazione di alcun nuovo segnale di sicurezza. “Questo – commenta John Reed, Responsabile della Ricerca e Sviluppo di Sanofi a livello globale – è il secondo studio clinico di fase 3 che dimostra la superiorità della terapia di associazione con isatuximab rispetto allo standard di trattamento, che si aggiunge alla mole di evidenze che dimostrano come il nostro anticorpo monoclonale anti-CD38 abbia il potenziale per fare una differenza significativa per i pazienti.”