Novembre mese della salute maschile. De Rose: “Ma è ancora difficile trattare incontinenza e impotenza grave dopo asportazione tumore”

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Non tutti lo sanno, ma Novembre è il mese dedicato alla salute maschile, alle patologie urologiche più diffuse, alla prevenzione, alle terapie oggi a disposizione per il tumore alla prostata, l’ipertrofia prostatica, l’incontinenza urinaria, la disfunzione erettile, alle innovazioni che la scienza mette oggi a disposizione per superare le malattie e garantire a milioni di uomini una buona qualità di vita.

TUMORE ALLA PROSTATA, EFFETTI COLLATERALI E SOLUZIONI TERAPEUTICHE

Secondo le survey di Europa Uomo, che nel tempo hanno “verificato” la qualità di vita dopo l’asportazione di un tumore alla prostata, è emerso che buona parte dei pazienti ha avuto pesanti effetti collaterali quali disfunzione erettile e incontinenza urinaria. Il carcinoma prostatico è spesso asintomatico nella fase iniziale; per questo, le visite di controllo dall’urologo e diagnosi precoci come il dosaggio del PSA, l’esame digito-rettale, l’ecografia prostatica e la biopsia rappresentano, tuttora, le migliori armi contro un nemico che nel 2020 ha colpito in Italia oltre 36mila uomini, connotandosi come la neoplasia più frequentemente diagnosticata nel pubblico maschile. Si stima che, nel corso della vita, 1 uomo su 8 possa avere una diagnosi di neoplasia prostatica. Le opzioni terapeutiche disponibili (sorveglianza attiva, radioterapia, chirurgia) hanno però aumentato la propria efficacia tanto è che – e questa è la buona notizia – l’indice delle guarigioni si attesta sul 75% e le stime sui tassi di mortalità per neoplasia prostatica sono decrescenti (-14,6 rispetto al 2015).

DISFUNZIONE ERETTILE, QUESTA SCONOSCIUTA

Le indagini condotte a suo tempo da Europa Uomo hanno fatto emergere anche che una parte rilevante degli uomini intervistati ha dichiarato di non sapere che cosa sia la disfunzione erettile, e di ignorare quali siano le soluzioni terapeutiche oggi disponibili. Ma non è tutto: un numero molto elevato di uomini ha ammesso di non parlarne né in famiglia né con uno specialista considerandolo, tuttora, un argomento “tabù”. Eppure, le linee guida EAU 2020 su Sexual and Reproductive Health indicano che la disfunzione erettile (scientificamente, l’incapacità ricorrente o persistente di raggiungere e/o mantenere un’erezione adeguata per un soddisfacente rapporto sessuale) è una condizione clinica piuttosto frequente che può arrivare, secondo gli studi, a una incidenza del 52% negli uomini compresi tra 40 e 70 anni ma che può colpire anche uomini più giovani.

Per trattarla sono disponibili cure farmacologiche, terapie orali e iniezioni di prostaglandina o papaverina, direttamente nel pene. Laddove però questi trattamenti risultino inadeguati o in presenza di patologie più gravi, si può ricorrere a soluzioni quali gli impianti di protesi peniene, che permettono il pieno ripristino delle funzioni sessuali. La condizione che maggiormente suggerisce l’impianto di una protesi peniena è la difficoltà erettile grave a seguito di una chirurgia radicale per tumore alla prostata. Va ricordato, però, che le Linee Guida europee indicano la protesi peniena anche come intervento risolutivo per chi desideri una soluzione definitiva a un problema di disfunzione erettile, non necessariamente generato da una asportazione chirurgica.

INCONTINENZA URINARIA: UN ENORME PROBLEMA INDIVIDUALE E SOCIALE

Di incontinenza urinaria, ossia dell’involontaria perdita di urina, soffrono in Italia oltre 1,4milioni di uomini sopra i 18 anni. La sua insorgenza può essere legata all’invecchiamento, a patologie specifiche (diabete, sclerosi multipla, Parkinson, ictus), a traumi o interventi chirurgici al bacino, a interventi di prostatectomia radicale a seguito di un carcinoma prostatico ma, anche, a interventi minori. Si stima che fino all’80 % degli uomini sottoposti a intervento chirurgico per un tumore alla prostata ne venga colpito, con una parte di pazienti (5-10%) che continua a soffrirne a distanza di 1 anno dall’intervento. È una patologia invalidante che causa perdita di autostima, compromette la vita quotidiana e ha impatti pesantissimi sui rapporti di coppia, il lavoro, la mobilità, le relazioni sociali.

Nonostante la rilevanza e le dimensioni personali e sociali, il problema è però ampiamente sottovalutato, sia dai medici sia dal Sistema Sanitario, con risposte inadeguate sia in termini di assistenza sia di riscontri economici. Le soluzioni più frequentemente adottate prevedono, tuttora, la fornitura di dispositivi per assorbenza (i “pannoloni”) e trattamenti farmacologici. Le opzioni terapeutiche più avanzate sono invece basate su impianti di dispositivi minimamente invasivi ma di comprovata efficacia, quali gli sfinteri urinari artificiali, impianti che le linee guida EAU (European Association of Urology) indicano come prima soluzione terapeutica per i pazienti incontinenti a seguito di prostatectomia radicale.

“Il vero scandalo però – precisa Aldo Franco De Rose, presidente Associazione Andrologi Italiani Ass.A.I., urologo e andrologo della Clinica Urologica di Genova – è che a questi pazienti uro-oncologici si offrono tecnologie che costano milioni per estirpare il tumore e poi si lesinano, o negano, poche migliaia di euro per combattere le complicanze, come incontinenza urinaria e impotenza grave. Infatti, per coloro che non rispondono alle terapie farmacologiche per l’impotenza o di incontinenza grave, sia dopo intervento di asportazione della prostata che della vescica, è molto raro che le aziende sanitarie ‘offrano’ la possibilità delle protesi peniene o di sfinteri artificiali per tutti. Si tratta di presìdi che costano circa 9mila euro e che assieme a tutto l’intervento arrivano a a 14-15mila euro. Peccato però che il DRG rimborsi poco più di 2.600 euro”, spiega De Rose. “È questa è la ragione per cui i Direttori Generali degli ospedali ne rifiutano l’acquisto e per cui curare queste due gravi complicanze diventa molto difficile.”