Nasce NeMOLab, primo “polo” italiano per le malattie neuromuscolari

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Dallo studio di ausili e di dispositivi ortopedici innovativi, allo sviluppo di sistemi robotici, di telemonitoraggio e di analisi dei parametri clinici, ai programmi di riabilitazione, fino ai progetti di realtà aumentata ed immersiva. Apre NeMOLab, il primo polo tecnologico italiano per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni altamente innovative, capaci di rispondere ai bisogni di chi vive una patologia neurodegenerativa e neuromuscolare. Sviluppato su 1.500 m2 al piano superiore del Centro Clinico NeMO di Milano, presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e sotto la direzione generale di Stefano Regondi e quella scientifica di Christian Lunetta, NeMOLab si compone di 9 laboratori, ciascuno dei quali è orientato ad occuparsi di un aspetto funzionale dei pazienti.

Ad inaugurare la struttura, Fabrizio Sala, assessore all’Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione di Regione Lombardia: “NeMOLab è espressione di come la ricerca nasca dai bisogni per poi tradurli in risposte reali”, dichiara. “Come Regione Lombardia continueremo a sostenere i Centri Clinici NeMO, che in questi anni hanno dimostrato di essere un modello di sanità unico. Questa è la sfida di NeMOLab, un’infrastruttura strategica che, oltre ad essere innovazione e ricerca, è un grande messaggio di speranza e di lotta per la vita.”

NeMOLab introduce un nuovo modo di fare ricerca, che nasce nel solco dell’esperienza di presa in carico multidisciplinare, maturata dai Centri Clinici NeMO (Neuromuscular Omnicentre), unendosi alla vocazione di fare impresa sociale del Consorzio Gino Mattarelli (Cgm), che da 34 anni coordina l’attività di cooperative e imprese sociali su tutto il territorio nazionale. In Italia sono 40mila le persone che convivono con una patologia neurodegenerativa o neuromuscolare, come la SLA, la SMA e le distrofie muscolari: malattie altamente invalidanti, ad alto impatto assistenziale, che causano un progressivo indebolimento della muscolatura volontaria e che, in termini funzionali, portano ad una riduzione nel tempo dell’autonomia personale, fino a minare, in alcune situazioni, la capacità di svolgere anche i più piccoli gesti quotidiani.

“Per chi è costretto a convivere con una malattia altamente invalidante, il rischio è quello di disconnettersi e di isolarsi”, dichiara Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO. “NeMOLab vuole essere un acceleratore di ricerca che sviluppi strumenti a garanzia di una piena integrazione e inclusione. Attraverso la tecnologia è possibile iniziare a superare le barriere fisiche, per arrivare insieme a costruire una società in cui nessuno rimanga escluso.”

“Il mondo cooperativo e quello associazionistico si uniscono per dare vita ad un’esperienza fortemente innovativa e di alta ricerca digitale e tecnologica”, dichiara Stefano Granata, presidente di Federsolidarietà e NeMOLab. “Una rete che si pone l’obiettivo primario di migliorare la qualità di vita di tutte le persone colpite da patologie neuromuscolari. NeMOLab coltiva altresì l’ambizione che i risultati raggiunti dai contributi scientifici di eccellenza possano avere ricaduta per il benessere dell’intera comunità.”

Presenti all’inaugurazione anche Fondazione Telethon, con il direttore generale, Francesca Pasinelli; Istituti del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), con Cristina De Capitani e Marco Sacco, rispettivamente responsabili delle sedi di Lecco degli Istituti IPCB (Polimeri Compositi e Biomateriali) e STIIMA (Sistemi e Tecnologie Industriali Intelligenti per il Manifatturiero Avanzato) con Human-Centered, Smart & Safe, Living Environment.