
A poche settimane dall’autorizzazione degli Enti regolatori europei all’utilizzo nella pratica clinica dell’elettrocatetere transvenoso da defibrillazione più piccolo al mondo, lunedì 23 marzo 2026 sono stati eseguiti i primi 2 interventi in Italia, tra i primi a livello internazionale, con questo dispositivo di ultima generazione. I pazienti sono 2 giovani adulti ad altissimo rischio di aritmie, condizioni associate a un elevato rischio di morte cardiaca improvvisa. Il duplice intervento è stato eseguito con successo all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dall’équipe dell’Elettrofisiologia, Unità diretta da Paolo De Filippo e afferente al Dipartimento Cardiovascolare.
MORTE CARDIACA IMPROVVISA
La morte cardiaca improvvisa, da non confondere con l’infarto miocardico, è una condizione in cui il cuore cessa improvvisamente di pompare sangue. Determina perdita di coscienza e, in assenza di intervento, il decesso entro 5-10 minuti. La causa più frequente è rappresentata da aritmie ventricolari rapide, come tachicardia ventricolare VT o fibrillazione ventricolare VF. Questa condizione rappresenta circa il 50% dei decessi per malattie cardiovascolari ed è una delle principali cause di morte al di sotto dei 60 anni. In Europa si stimano circa 400mila arresti cardiaci ogni anno, di cui circa 60mila in Italia. In assenza di defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza è inferiore al 10%.
IL RUOLO DEI DEFIBRILLATORI
I defibrillatori impiantabili hanno il compito di riconoscere e interrompere le aritmie ventricolari potenzialmente fatali mediante l’erogazione di uno shock elettrico. Il nuovo elettrocatetere rappresenta un significativo avanzamento nella gestione delle aritmie potenzialmente letali. Con un diametro di soli 1,5 mm, e grazie a una struttura priva di spazi vuoti interni, è attualmente il più piccolo elettrocatetere da defibrillazione disponibile. Le soluzioni tradizionali presentano diametri maggiori e possono aumentare il rischio di complicanze a carico del sistema venoso o della valvola tricuspide. Oltre alle dimensioni ridotte, il dispositivo svolge una funzione cruciale: monitora in modo continuo ogni battito cardiaco per tutta la vita del paziente ed eroga, quando necessario, lo shock salvavita generato dal defibrillatore impiantabile ICD o dal dispositivo di resincronizzazione cardiaca con defibrillatore CRT-D. Per questo motivo, la sua affidabilità nel lungo periodo è un elemento determinante. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è tra i primi Centri al mondo a introdurre questa tecnologia, destinata ai pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa candidati a impianto di defibrillazione.
“Poter utilizzare questo nuovo elettrocatetere consente di offrire trattamenti sempre più personalizzati ai pazienti con aritmie potenzialmente pericolose per la vita”, dichiara De Filippo. “Il ruolo di coordinamento nello studio rappresenta un riconoscimento dell’elevato livello di esperienza e competenza della nostra équipe e della sinergia con tutte le professionalità del Dipartimento cardiovascolare, con cui collaboriamo quotidianamente nella cura di pazienti adulti e pediatrici.”
Il dispositivo è attualmente l’unico al mondo ad aver ottenuto l’approvazione della FDA negli Stati Uniti per l’impiego anche in pazienti pediatrici a partire dai 12 anni. “Tra le principali opportunità offerte da questi dispositivi di nuova generazione vi è il trattamento della popolazione pediatrica”, afferma Paola Ferrari, aritmologa dell’Unità di Elettrofisiologia. “La struttura sottile, associata a un’elevata resistenza alla rottura, offre vantaggi significativi in pazienti con vasi di piccolo calibro e lunga aspettativa di vita. È noto infatti che i pazienti pediatrici presentano un rischio maggiore di complicanze nel lungo periodo, anche per la maggiore probabilità di deterioramento del catetere.”















