Chirurgia della valvola mitralica: dalla mininvasività di oggi alle procedure transcatetere di domani

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“La valvulopatia mitralica è una patologia che interessa un’ampia fetta della popolazione over65: ogni anno si registrano 250mila nuovi casi in Europa, ma la diagnosi è troppo spesso tardiva. Fortunatamente oggi possiamo contare su tecnologie all’avanguardia che consentono diagnosi precoci e precise e su tecniche chirurgiche mininvasive che puntano alla riparazione più che alla sostituzione”, dichiara il prof. Giuseppe Speziale, presidente Mitral Academy e del congresso MICS. Durante la sessione dedicata alla chirurgia mininvasiva sono stati presentati i risultati e le esperienze nell’impiego delle tecniche transcatetere – come la tecnica valve in valve, valve in ring e la mitraclip – ovvero tutte quelle tecniche con accesso dalle vene femorali che evitano di dover aprire il torace; della tecnica direct view, nella quale l’operatore ha una visione piena del campo chirurgico, sebbene in approccio mininvasivo, che si contrappone alla videoscopica, dove il cardiochirurgo si serve di un monitor che riproduce le immagini raccolte da una piccola videocamera inserita nel corpo del paziente attraverso minimi tagli. Ma anche della tecnica transascellare, che prevede l’accesso da parte del chirurgo tramite un piccolo taglio nell’incavo ascellare con risultati estetici eccellenti, o ancora della nuova tecnica robotica, che prevede l’uso di speciali consolle attraverso le quali il chirurgo guida bracci meccanici che consentono una precisione e un’accuratezza estreme del gesto operatorio.

Spesso le valvulopatie mitraliche si associano ad altre patologie, di cui sono causa o conseguenza. In particolare, in molti pazienti si manifesta una disfunzione della valvola mitrale associata al malfunzionamento della tricuspide. Per questo al MICS si è parlato anche di approcci combinati, tema di una delle 4 lectiones magistrales tenute da specialisti che hanno contribuito a scrivere la storia della cardiochirurgia. “I dati presentati al congresso mostrano che negli ultimi 10 anni le tecniche chirurgiche mininvasive hanno progressivamente preso il posto della sternotomia, che prevede il taglio dell’osso al centro del torace. In un futuro molto prossimo tutte le moderne tecniche mininvasive saranno soppiantate dalle tecniche transcatetere, eseguite in sale ibride, da team multidisciplinari, anche su più valvole contemporaneamente e senza nemmeno bisogno di circolazione extracorporea, come alcune eccellenze della nostra cardiochirurgia già fanno oggi con ottimi risultati”, afferma Speziale. “Ma ad oggi i risultati presentati al MICS ci mostrano che le tecniche mininvasive, ovvero che consentono l’accesso al cuore attraverso incisioni di pochi centimetri, sono quelle che danno i migliori risultati, in termini di efficacia e durabilità dell’intervento. Questo perché sono le tecniche più utilizzate attualmente, con un numero elevato di esecuzioni e di conseguenza con una maggiore abilità dell’operatore. Con il passare del tempo, nei centri ad alto volume di interventi si arriverà ad avere risultati ottimali anche nelle tecniche robotiche e transascellare.”

Ampio spazio dedicato anche a nuove tecnologie e nuove metodiche diagnostiche, sempre più sofisticate e innovative, e che risultano fondamentali non solo per rendere più veloce e precisa la diagnosi, e quindi permettere a pazienti con diagnosi dubbia di avere risposte certe, ma che si rivelano di ausilio al cardiochirurgo anche in fase preoperatoria, in quanto consentono di avere informazioni dettagliate sulle caratteristiche anatomiche della valvola che si apprestano a operare e sul meccanismo che determina l’insufficienza mitralica.