Gioie e dolori della metformina

1997

La metformina è il farmaco antidiabetico per eccellenza. E a oggi, per i pazienti con diabete mellito di tipo 2 (NIDDM2), è diventato il farmaco di prima scelta in quanto raccomandato da tutte le linee guida. Ma lo scorso anno, la stessa Società Italiana di Diabetologia aveva reso nota anche una ricerca italiana appena pubblicata sulla rivista Cell Cycle, di Barbara Salani, dell’Università di Genova, secondo cui la metformina ostacola la crescita delle cellule tumorali in quanto ne impedisce l’assorbimento degli zuccheri. In America un gruppo di “geroscienziati” (così come si definiscono) di varie università e uniti nell’American Federation for Aging Research sta cercando fondi, per un totale di 50 milioni di dollari, per iniziare una prima sperimentazione clinica su 3000 anziani. L’obiettivo è verificare gli effetti anti-aging della metformina. La metformina può anche essere usata per trattare altre malattie caratterizzate da insulino-resistenza, come la sindrome dell’ovaio policistico e ha effetti benefici sul metabolismo dei carboidrati, la perdita di peso, e la protezione vascolare.
In uno studio del 2006, pubblicato su Arch Intern Med da Ting RZ et al. – “Risk Factors of Vitamin B(12) Deficiency in Patients Receiving Metformin” – era stata riportato che il 30% dei pazienti trattati con metformina a lungo termine aveva manifestato un malassorbimento di vitamina B12, con una diminuzione dei livelli sierici di vitamina B122 in una percentuale variabile dal 14% al 30% ma in altre ricerche non è stato riportato lo stesso risultato e ad oggi non si è raggiunto un consenso unanime sull’interpretazione del ruolo della metformina nell’induzione della riduzione dei livelli di vitamina B12.
Uno degli effetti collaterali importanti è l’acidosi lattica. Si tratta di una complicanza metabolica rara ma grave (alto tasso di mortalità in assenza di rapido trattamento), che può insorgere in seguito ad un accumulo di metformina. I casi riportati di acidosi lattica in pazienti trattati con il farmaco si sono verificati in particolare in pazienti diabetici con una significativa insufficienza renale. L’incidenza dell’acidosi lattica può e deve essere ridotta valutando anche altri fattori di rischio associati, come diabete non controllato, chetosi, digiuno prolungato, eccessiva assunzione di alcol, insufficienza epatica ed eventuali altre condizioni associate all’ipossia. Un particolare molto importante per evitare l’acidopost operatoria e quella di sospendere almeno tre giorni prima la metformina prima di un intervento chirurgico.