Menopausa e sessualità

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La vita media si è allungata, si invecchia più tardi e più lentamente e anche le donne meno giovani rivendicano il loro diritto di vivere pienamente la propria vita, anche quella sessuale, senza dolori e fastidi. L’atrofia vulvo-vaginale, però, interessa fino a circa il 50% delle donne in post-menopausa. Si calcola che in Italia il problema sia avvertito da circa 7 milioni di donne, oltre 50 milioni nell’Unione Europea.

Diversamente da altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore che possono attenuarsi nel tempo, l’atrofia vaginale spesso persiste. E per circa la metà delle donne che lamenta secchezza vaginale o dispareunia, senza trattamento, i sintomi non scompaiono dopo 2 anni, anzi nel tempo possono perfino peggiorare. “La menopausa entra nell’organismo femminile con una carenza di estrogeni che da un lato fa perdere tono ai tessuti e dall’altro porta alla secchezza vaginale, con conseguente drastica riduzione della lubrificazione che causa dolore e bruciore durante i rapporti sessuali, oltre a perdite di urina quando si tossisce o si fa uno starnuto”, sottolinea il dott. Marco Bartolucci. “Questi disturbi possono essere un effetto collaterale del parto naturale, oltre che dell’invecchiamento.”

Purtroppo, ad oggi, questa è una patologia poco conosciuta e ancora sottovalutata: il 63% delle donne – secondo un recente sondaggio messo a punto dal Centro Ricerche Syneron Candela – non sa che l’atrofia vaginale è una condizione cronica destinata a aggravarsi con il passare degli anni. Evidenze scientifiche hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo del laser C02 nei casi di atrofia vaginale per risvegliare il fibroplasto e produrre il collagene. Come avviene sulle rughe o sulle cicatrici, anche a livello intimo il laser garantisce ottimi risultati risolvendo il problema a lungo termine, per 3-5 anni. Dopo il trattamento, che solitamente è erogato da un ostetrico/ginecologo, da un chirurgo plastico, da un dermatologo o da uno specialista laser, la paziente può tornare alla sua vita quotidiana, ma si raccomanda solo l’astensione dall’attività sessuale per 7 giorni.