Melanoma. “Al via studio su ‘superimmunoterapia’ pre-intervento con MDNA11, citochina ‘intelligente’ progettata in laboratorio per potenziare le difese biologiche”

Una vera e propria “superimmunoterapia” da somministrare prima di entrare in Sala Operatoria per neutralizzare sul nascere la capacità del tumore di resistere ai farmaci. La novità alla base di questo innovativo approccio si chiama MDNA11, citochina ‘intelligente’ progettata in laboratorio per potenziare in modo mirato le difese biologiche dei pazienti e contrastare la possibile resistenza alle terapie. I dettagli scientifici di questo studio multicentrico italiano, coordinato dalla Fondazione Melanoma Onlus e in collaborazione con la biotech canadese Medicenna, sono stati presentati dal prof. Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione, in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology ASCO 2026, recentemente svoltosi a Chicago.

“MDNA11 è una versione potenziata e a lunga durata d’azione dell’interleuchina-2 (IL-2), una molecola che il nostro corpo già possiede per attivare le difese, ma che in passato era troppo tossica e poco selettiva”, dichiara Ascierto. “Questa nuova ‘super-citochina’ è stata ingegnerizzata per agire come una ‘bomba di precisione’: evita i tessuti sani e si dirige esclusivamente sui ‘soldati d’assalto’ del sistema immunitario, ovvero i linfociti T CD8+ e le cellule natural killer, moltiplicandoli e spingendoli ad aggredire il tumore con una forza mai vista prima, mantenendo al contempo un buon profilo di sicurezza.” Il protocollo si rivolge ai pazienti con melanoma cutaneo in stadio avanzato (stadio III), asportabile chirurgicamente ma ad alto rischio di ricaduta. “Oggi il nuovo standard di cura è la terapia neoadiuvante, che consiste nel trattare il paziente prima della chirurgia”, continua Ascierto. “Attaccare la malattia quando il tumore è ancora presente dà una spinta enorme al sistema immunitario, che impara a riconoscere e combattere le cellule neoplastiche in modo molto più efficace rispetto a quanto farebbe se i farmaci venissero dati solo dopo l’operazione. Tuttavia, i dati più recenti dimostrano l’efficacia straordinaria di questo approccio, ma evidenziano anche un limite biologico, dato che circa il 41% dei pazienti mostra ancora una resistenza parziale o totale alle terapie standard. Per questo è necessario fare un passo avanti e superare le barriere poste dal tumore.”

La resistenza all’immunoterapia classica è spesso legata a tumori definiti “freddi”, cioè privi di una corretta stimolazione immunitaria proprio a causa della carenza di IL-2 naturale. Lo studio NEO-CYT punta a superare questo scoglio calando l’asso di MDNA11, rendendo i “soldati” del sistema immunitario più capaci di entrare nei tumori. Lo studio coinvolgerà in totale 80 pazienti che verranno divisi in 3 gruppi. Il cuore della strategia è rappresentato dal Braccio C, un vero e proprio “tris” di farmaci che unisce i 2 immunoterapici standard, ipilimumab e nivolumab, alla potenza mirata della super-citochina MDNA11. Per valutare ogni sfumatura di efficacia e sicurezza, il protocollo prevede anche un Braccio B, che combina unicamente nivolumab alla molecola MDNA11. Mentre i pazienti del Braccio A costituiranno il gruppo di controllo standard e riceveranno solo la doppietta immunoterapica (ipilimumab e nivolumab). Infine, nel Braccio D si aggiungerà al tris (ipilimumab, nivolumab e MDNA11) un farmaco anti-infiammatorio, il tocilizumab. “I pazienti seguiranno il trattamento per un periodo di 6 settimane prima di essere sottoposti all’intervento chirurgico”, afferma ancora Ascierto. “L’obiettivo primario di questa ‘superimmunoterapia’ è ottenere la ‘risposta patologica maggiore’, ovvero far sì che al momento dell’operazione la percentuale di cellule tumorali ancora vive nel tessuto sia pari o inferiore al 10%. Centrare questo traguardo clinico significa abbattere drasticamente il rischio che la malattia possa ripresentarsi in futuro.”