Medici anestesisti rianimatori: “Dopo la pandemia, abbandonati dalla Politica”

“Sicurezza, qualità e affidabilità sono sempre i punti di riferimento degli argomenti che vengono trattati e quest’anno assumono un significato particolare in quanto, di fronte ad una sempre più accentuata carenza di risorse, risulta quanto mai difficile costruire percorsi tecnico-organizzativi. Il Servizio Sanitario Nazionale deve far fronte a numerose problematiche, prime fra tutte la carenza di personale che incombe sulle strutture pubbliche, criticità maggiormente evidente per i medici dell’emergenza-urgenza. I turni massacranti e le remunerazioni non aggiornate da anni hanno reso nel tempo il lavoro dipendente poco attrattivo. Molte aziende sanitarie pubbliche hanno fatto ricorso ai liberi professionisti e alle cooperative, con evidenti effetti collaterali, non solo in termini di spesa, ma soprattutto per quel che riguarda l’organizzazione del lavoro, del benessere dell’operatore e della centralità del malato. Per questo è necessario un cambio di passo.” È quanto chiedono i Medici Anestesisti Rianimatori durante la IV edizione del meeting Safety, Quality, Reliability SAQURE, svoltosi a Roma, dal titolo La Medicina di Area Critica. Fulcro di un Ssn Ancora in Bilico tra Necessità di Rilancio e Scarsità di Risorse.

Di seguito, l’intervista dell’agenzia Dire al presidente nazionale AAROI-EMAC, Alessandro Vergallo.

– Quali sono le principali criticità con cui la medicina di area critica si scontra?

“Le criticità hanno tutte un fattore comune che è la comunanza di trattamento, anche economico-stipendiale, che non fa alcuna differenza tra le varie unità operative. Stiamo parlando evidentemente dell’ambito ospedaliero, quindi sia dei medici dei diversi reparti sia di quelli che l’AAROI-EMAC rappresenta, cioè gli anestesisti rianimatori e i medici di pronto soccorso e di emergenza: tutti, sostanzialmente, sono remunerati nella stessa maniera. C’è un ultimo sforzo in queste ultime ore da parte della politica di incentivare anche economicamente i colleghi del pronto soccorso, giustamente, ma temiamo che questo non sia sufficiente e soprattutto trascuri gli anestesisti rianimatori.”

– Siete delusi, finora, dalla gestione politica della Sanità. Che cosa chiedete alle istituzioni?

“Dopo oltre 2 anni di impegno importante, durante i quali siamo stati sommersi dalla qualifica di ‘eroi’, che abbiamo rifiutato fin dall’inizio, siamo delusi dai provvedimenti che non sono altro che palliativi rispetto ad una situazione che negli ospedali è tragica e che, oltretutto, sta facendo sì che vengano sprecate risorse pubbliche importantissime con ricorsi a medici ‘gettonisti’ nei settori più importanti, che sono proprio quelli dell’area critica.”

– Per ricordare il lavoro svolto dai medici durante la pandemia AAROI-EMAC ha organizzato anche una mostra fotografica (Intensive Care Shots. Pandemia 2020-2022), che con 35 scatti testimonia la fatica e l’impegno degli anestesisti rianimatori durante l’emergenza sanitaria. Gli italiani e le istituzioni dimenticano troppo in fretta?

“Assolutamente sì, dimenticano troppo in fretta, salvo poi correre ai ripari d’emergenza laddove la politica è sensibile alle lamentele dei cittadini. L’aspetto più evidente è l’esempio dei pronto soccorso, perché è chiaro che le barelle accatastate nei corridoi creano quella sensibilità che sarebbe dovuta nascere decenni fa, quando è mancata una buona programmazione delle risorse umane necessarie per far funzionare i servizi indispensabili.”