Malattie infiammatorie croniche e sport: un binomio fondamentale a beneficio dei pazienti

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Che cos’hanno in comune gli sportivi Massimiliano Rosolino, Vanessa Ferrari e Antonella Canevaro con i pazienti affetti da una malattia infiammatoria cronica come psoriasi, artrite psoriasica e artrite reumatoide? Lo sport, che oltre a rappresentare la vita degli atleti ed essere consigliato a tutti coloro che soffrono di queste patologie può rafforzare la volontà di “raggiungere un traguardo”, una medaglia per gli sportivi; un miglioramento della qualità di vita per i pazienti. In occasione della Giornata Internazionale dello Sport, celebrata come ogni anno il 6 aprile, Passione Accesa, campagna di sensibilizzazione sulle patologie infiammatorie croniche realizzata da Amgen, sottolinea l’importanza della relazione tra sport e controllo della malattia, e dei benefici che questo comporta a livello fisico e psicologico. Le malattie infiammatorie croniche possono limitare i gesti più semplici e hanno importanti riflessi anche a livello psicologico. In Italia ne è colpita una vasta popolazione di persone: quasi 2,5milioni gli affetti da psoriasi, il 30% dei quali anche con artrite psoriasica, e circa 350mila con artrite reumatoide.

Una buona condizione fisica dei pazienti è fondamentale perché possano convivere con una patologia molto spesso invalidante, che limita o impedisce anche i più semplici gesti quotidiani. Gli sport come il nuoto o il ciclismo, nei quali i movimenti sono fluidi e ripetuti, soprattutto per chi soffre di artrite reumatoide, possono aiutare a migliorare il tono muscolare. Inoltre, l’attività sportiva aiuta anche a ritrovare il benessere psicologico che può fare la differenza nella qualità di vita di un paziente. Massimiliano Rosolino, Vanessa Ferrari e Antonella Canevaro animano Passione Accesa e raccontano le proprie storie, in una sorta di gemellaggio con quelle dei pazienti che quotidianamente devono convivere con una condizione non voluta e spesso invalidante. Chi in questa campagna ricopre il duplice “ruolo” di paziente e di atleta è Antonella Canevaro, stella azzurra del paradressage affetta da artrite reumatoide: “Per me lo sport è ossigeno puro, non potrei vivere senza. Ne ho avuto la conferma tanti anni fa, quando la malattia ha iniziato a degenerare e solo grazie all’equitazione son riuscita a sostenere il peso della mia situazione. Quando ero adolescente e mi diagnosticarono l’artrite reumatoide nascondevo la mia malattia, non riuscivo ad accettare di essere diversa dai miei amici”, racconta. “Lo sport è stato fondamentale. È uno dei più importanti mezzi per apprendere la disciplina, insegna i veri valori della vita come la capacità di gestire sia le vittorie che le sconfitte, il lavoro di squadra, la fiducia in sé stessi. Ai pazienti che hanno aderito alla campagna Passione Accesa dico che la speranza è quel treno che ci permette di portare avanti il nostro sogno, il nostro cammino, e che ci indica sempre a quale fermata è meglio scendere per poi risalire più forti di prima.”

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che interessa le articolazioni. I pazienti, di tutte le età, provano dolore che li accompagna per tutto il giorno, specialmente durante il riposo, e che limita alcuni dei gesti quotidiani più comuni. Il fattore di rischio principale sembra essere la predisposizione genetica. L’artrite psoriasica, invece, interessa principalmente tendini e articolazioni: si manifesta principalmente con dolore, gonfiore e rigidità articolare. “Nella fase iniziale della patologia, che può durare anni, il paziente reumatico trova nella determinazione e nella resilienza la possibilità di superare il gap della malattia: per questo, l’approccio caratteriale e psicologico e la forza d’animo sono fondamentali”, spiega il prof. Angelo De Cata, presidente CREI, Collegio Reumatologi Italiani. “Per questi pazienti lo sport è consigliato, i benefici sono evidenti già dall’inizio ma soprattutto durante le fasi critiche infiammatorie perché il primo meccanismo che viene ridotto è la contrattura muscolare, riducendo così il dolore. L’attività motoria agisce positivamente anche sull’equilibrio posturale che la malattia ha alterato.”

Condurre un sano stile di vita, che comprende anche un’attività fisica controllata e regolare, è fondamentale anche per i pazienti con psoriasi. La psoriasi è una malattia dermatologica cronica che si manifesta con chiazze sulla pelle e a cui, in alcuni casi, si associa un rischio maggiore di sviluppare, insieme ai disturbi della sfera psicologica, comorbilità come l’artrite psoriasica e sindromi metaboliche quali obesità, diabete e patologie cardiovascolari.

“La salute globale dell’organismo è fondamentale per i pazienti con una patologia cronica. L’attività sportiva controllata per quelli affetti da psoriasi, in aggiunta ad un sano regime alimentare, è particolarmente indicata perché aiuta a combattere il sovrappeso che è uno dei fattori di peggioramento della malattia e può compromettere la risposta positiva alle terapie”, afferma dice il dott. Francesco Cusano, presidente ADOI, Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani. “L’approccio di un atleta e quello di un paziente con una patologia cronica hanno numerose analogie. Entrambi hanno un traguardo chiaro da raggiungere con tenacia e perseveranza. Hanno entrambi fiducia nel team che li accompagna, ovvero preparatori e allenatori per gli atleti, e medici nel caso del paziente. Una relazione di fiducia tra specialista e paziente è fondamentale per gestire i momenti critici di un percorso di cura che spesso è lungo e a tempo.”

Il binomio tra atleti e pazienti è evidenziato dai numerosi punti in comune e dai percorsi di vita spesso simili. “I pazienti, che conosco bene grazie alla campagna Passione Accesa, sono un riferimento perché sono allenati e abituati a dare il massimo, sempre”, dichiara Massimiliano Rosolino, campione azzurro di nuoto. “Il mio messaggio è di non mollare mai anche durante i periodi più complicati. Il momento più difficile della mia carriera risale al 2004, ad Atene. Lo ricordo con dispiacere ma anche con orgoglio perché non ho centrato l’obiettivo della finale olimpica ma mi sono subito rialzato e, quando gli altri erano fermi ai box, io ero di nuovo in piscina. Dopo pochi mesi, ho vinto gli Europei riuscendo a trasformare un momento difficile in uno di riscatto. Lo sport per me è vita, è una passione che rinnovo ogni giorno; a 8 anni ho capito che mi avrebbe accompagnato per sempre e, anche in passato, mi faceva stare bene 24 ore al giorno non solo quando nuotavo o mi allenavo. Non so cosa avrei fatto se non mi fossi dedicato al nuoto.”

Come i pazienti, che sono costretti spesso a fermarsi, così gli atleti devono a volte fare i conti con gravi infortuni e lunghi stop, dai quali però si rialzano più forti di prima con determinazione. “Anche io, come i pazienti con i quali mi confronto e condivido la mia storia, ho passato davvero tanti momenti bui: quello in cui mi sono sentita più a terra, è stato quando ho subìto la rottura completa del tendine d’Achille nel 2017. Non sapevo se sarei mai riuscita a tornare. Ci sono voluti 503 giorni di riabilitazione per tornare a gareggiare e sicuramente solo grazie alla passione sono riuscita a restare concentrata e lavorare ogni giorno per il mio ritorno”, racconta Vanessa Ferrari, campionessa di ginnastica, soprannominata la “farfalla cannibale”. “Ho iniziato a fare sport da bambina per gioco, poi crescendo quel gioco è diventato la mia vita. Da atleta penso che con lo sport e le sfide che affronto, quotidianamente, posso aiutare tante persone: attraverso una carriera intera riesci a trasmettere sentimenti, valori ed emozioni, perché lo sport non è solo attività fisica ma è una lezione di vita e nel mio caso anche un’opera d’arte. Ai pazienti vorrei dire che, nonostante il periodo che stiamo vivendo sia davvero complicato, con la giusta determinazione possiamo affrontare qualsiasi sfida.”

Sport, passione, determinazione, forza di raggiungere un obiettivo, capacità di rialzarsi dopo una sconfitta e tenacia nel percorrere un cammino spesso faticoso sono gli elementi comuni di atleti e pazienti che, attraverso la campagna Passione Accesa, hanno la possibilità di confrontarsi e di imparare gli uni dagli altri, come affrontare le difficoltà del proprio percorso professionale e personale.