Anno II - n°10 - 04.02.2003 Pagine Liguri 

 


Calcificazioni ed ectasie delle coronarie: diagnosi clinica semeiotico-biofisica.

Sergio Stagnaro - dottsergio@semeioticabiofisica.it 

Oggigiorno gli autori sono d’accordo sul fatto che la valutazione quantitativa, mediante la TAC spirale, del deposito di calcio nelle pareti coronariche di “donne” può configurarsi come una possibile misura della coronaropatia e del rischio di complicazioni (10).
Notoriamente, la cardiopatia ischemica (CAD), è una tra le principali cause di morbidità e mortalità per le donne in post-menopausa nei paesi occidentali. Inoltre, il 50% delle pazienti che hanno sofferto di IMA non presentano nell’anamnesi cardiopatia ischemica e i noti (almeno 300!) fattori di rischio non sono sufficienti a predire eventi cardiaci in un terzo dei casi di pazienti che in seguito saranno colpiti dalla CAD e/o IMA.
Pertanto, dal momento che le placche arteriosclerotiche sono la sede di deposito di calcio, gli autori sostengono che il suo rilievo “quantitativo” con la TAC spirale rappresenta un aiuto sensibile ed accurato per prevedere futuri eventi cardiaci correlati alla CAD, ignorando, tuttavia, che i depositi di calcio ed i calcoli colpiscono esclusivamente individui con sidrome di Reaven “variante” (11, 12), che rappresentano la minoranza dei soggetti ICAEM-a positivi con costituzione arteriosclerotica e, magari, conseguente rischio coronarico.
Infatti, non tutti gli individui con costituzione arteriosclerotica presentano anche il rischio coronarico, come dimostra l’esperienza clinica.
Ne consegue che la valutazione, pure accurata e quantitativa, della calcificazione coronarica mediante la TAC spirale o con la Semeiotica Biofisica (V. Avanti), non risolve il problema della prevenzione primaria su vasta scala del tempestivo riconoscimento della CAD specialmente in soggetti asintomatici. Ricordo che differenze sessuali possono influenzare la distribuzione della CAD tra i due sessi così come la sua diagnosi e la risposta alla terapia (10). La prima causa di morte nelle donne degli Stati Uniti è la CAD: 500.000 morti all’anno, di cui 250.000 per IMA (14). All’età di 70 aa., dal 15% al 20% delle donne hanno sofferto per una manifestazione legata alla CAD (15).
Infatti, dopo i 60 aa. un individuo su quattro, indipendentemente dal sesso, muore per un evento acuto cardiaco. Una carenza relativa di estrogeni rappresenta un fattore di rischio per la donna, mentre i comuni fattori modificabili, come la dieta, il peso corporeo, l’attività fisica, l’ipertensione, la dislipidemia, il fumo di sigaretta, incidono ugualmente sugli appartenenti ai due sessi.
Le coronarie possono mostrare la calcificazione della parete secondo un processo attivo ed articolato come accade nella mineralizzazione dell’osso soltanto, però, nelle aree arteriosclerotiche (16). Si calcola che la calcificazione, che interessa le fatty streaks e le placche, sia pesente nel 50% degli uomini e donne tra i 40-49 aa. ed aumenti fino a 80% quando l’età sale a 60-69 aa., con una incidenza maggiore in presenza di fenomenologia clinica (10).
Autori hanno correlato la mancata dimostrazione di calcificazione delle coronarie mediante TAC con un non significativo danno vasale nel 95%, sia negli uomini che nelle donne (17). Tuttavia, esiste un generale accordo tra gli autori sulla presenza di una soglia che separa le calcificazioni predittive di eventi mortali (18). Per questi motivi l’indagine radiografica del torace non è un strumento sensibile e nemmeno adatto alla quantificazione del deposito di calcio. Una siffatta indagine richiede l’intervento della TAC preferibilmente con una risoluzione temporale di 100 msec. (19).
Possiamo chiederci, a questo punto: “Qual’è la soglia ed il grado di calcificazione significativi?”. Infatti, è presumibile che in un giovane una bassa soglia rappresenti un pericolo maggiore che non nell’anziano.
Come si vede, ammesso che esista un valore prognostico alla determinazione “quantitativa” della calcificazione coronarica, il suo accertamento richiede una strumentalità sufficientemente sofisticata e tale da non poter essere impiegata su vasta scala, neppure nei dipartimenti di pronto soccorso.
Secondo il personale parere, anche se la determinazione “quantitativa” della calcificazione coronarica, oggi attuabile mediante la TC, fosse passibile di una larga ed economica applicazione, essa consentirebbe al medico di riconoscere soltanto una ben modesta parte degli individui affetti da CAD, poiché le calcificazioni, così come i calcoli, “possono” colpire esclusivamente individui positivi per la sindrome di Reaven “variante”, che rappresentano solo una parte dei pazienti coronarici.
La Semeiotica Biofisica consente di riconoscere e “quantificare” la calcificazione coronarica mediante il riflesso litiasico: la pressione di media intensità, applicata sopra il precordio, dopo tempo di latenza di 3-4 sec., provoca il riflesso gastrico aspecifico (e ureterale “in toto”) che immediatamente raggiunge il suo massimo valore e poi si riduce di un terzo, in modo caratteristico per le formazioni litiasiche indipendentemente dalla loro sede. L’intensità del riflesso è direttamente correlata con quella della calcificazione.
Infine, nessuna semeiotica sofisticata, nessuna indagine epidemiologico, nessuna rielaborazione algoritmica degli almeno 300 fattori di rischio di ATS sono oggi in grado di permettere al medico di riconoscere e “quantificare” il reale rischio coronarico, evento reso facilmente attuabile dalla Semeiotica Biofisica, che permette di riconoscere, rapidamente e facilmente l’ectasia coronarica: la pressione digitale sopra la proiezione cutanea di una coronaria anormemente dilatata provoca, dopo appena 3 sec. di tempo di latenza, il riflesso gastrico aspecifico ed ureterale “in toto” (V. il sito HONCode 233736, http://digilander.libero.it/semeioticabiofisica  , Pratiche Applicazioni).







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