Anno II - n°10 - 04.02.2003 Pagine Liguri 

 


Valutazione renale dei peptidi natriuretici atriali, A e B.

Sergio Stagnaro - dottsergio@semeioticabiofisica.it 

Si tratta di un’indagine originale e di notevole valore diagnostico, prima sconosciuta dal punto di vista “clinico”, che consente di quantizzare l’attività dei peptidi natriuretici – meno corretta la dizione di ormone natriuretico atriale – secreti in almeno due varianti, A e B, la seconda anche di origine cerebrale (brain), più esattamente parietale, secondo le nostre ricerche non ancora pubblicate.
. In realtà, i peptidi natriuretici tipo B sono prodotti anche a livello dei ventricoli cardiaci (10).
Infatti, esistono i peptidi natriuretici atriali con 28 aminoacidi, secreti principalmente dalla parete degli atri e in piccola parte da quella dei ventricoli, che partecipano attivamente alla produzione dei peptidi natriuretici di tipo B, liberati durante distensione ventricolare. I peptidi B sono molto importanti nella condizione di insufficienza cardiaca e di disfunzione ventricolare, dove il loro livello è aumentato a tale punto da consigliare il loro dosaggio nel sangue ai fini diagnostici (Sito citato) (10).
Nello scompenso e nella ischemia, miocardica e/o cerebrale, viene sintetizzata una maggiore quantità di peptidi natriuretici tipo B (brain), che induce la down-regulation dei rispettivi recettori renali (arterie afferenti ed efferenti dei glomeruli e tubuli collettori). Questi composti provocano normalmente vasocostrizione e disattivazione delle arteriole efferenti e, al contrario, vasodilatazione e attivazione delle arteriole afferenti, causando una fisiologica congestione dei reni: i diametri renali aumentano nettamente e la peristalsi ureterale è nettamente accentuata mostrando un periodo < 18 sec.
Ne consegue che la risposta congestizia dei reni è minore nella CAD, nonostante il, e a causa del, livello aumentato di questi peptidi a partire dallo stadio iniziale di insufficienza miocardica e di disfunzione ventricolare.
In un futuro auspicabilmente non troppo lontano, è prevedibile l’impiego routinario nell’accertamento della sofferenza miocardia (scompeno iniziale, ischemia) del dosaggio ematico dei peptidi natriuretici, in particolare B, da parte di chi non conosce la Semeiotica Biofisica.
In realtà, oggi, all’inizio del terzo millennio, un simile futuro è già cominciato, perché questa indagine è attuata “clinicamente” e di routine da chi scrive con l’aiuto della Semeiotica Biofisica.
In pratica, in un individuo a riposo, si procede valutando in modo continuativo il renogramma (= oscillazioni dei diametri renali); quindi si applica la pressione digitale “medio-intensa” sopra la proiezione cutanea del cuore (secondo necessità anche sopra la proiezione cutanea dei lobi cerebrali parietali).
Nel sano, dopo un tl di 10 sec., il renogramma diventa quello tipico da stimolazione da “basse” dosi di catecolamine (o alte di acetil-colina, ma con meccanismo d’azione differente), che stimolano principalmente i recettori delle arteriole efferenti, con conseguente congestione renale (Fig.6).
In altre parole, i diametri del rene risultano massimamente aumentati, per una durata di 10 sec. esatti, mostrando, quindi, fluttuazioni tutte uguali e simili ad highest spikes, come se l’organo si trovasse in stato di massima attività secernente: Fase AL + PL di 10 sec. esatti (V. lavoro precedente).


Fig. 6

Al contrario, nello scompenso cardiaco, nella disfunzione ventricolare e nella cardiopatia ischemica, ancorchè iniziali e silenti, queste modificazioni a carico delle dimensioni e delle fluttuazioni renali sono alterate, espressione di sofferenza miocardica, accertata anche mediante i numerosi segni e test semeiotico-biofisici illustrati sopra. Detto altrimenti, l’aumento di volume dei reni è minore e persiste per un tempo < 10 sec., in relazione alla intensità della patologia cardiaca.
Analogamente accade, per quanto concerne i lobi parietali, nell’insufficienza cerebrovascolare, quando la pressione digitale “medio-intensa” viene esercitata sulla loro proiezione cutanea ed in modo mirato sopra la lesione cerebrale, ottenendo in tale modo interessanti informazioni sulla microcircolazione parietale, valutabile anche con altra metodica semeiotico-biofisica (20, 21, 22). Quanto riferito sopra sottolinea il valore della nuova semeiotica fisica, che ha aperto al clinico nuovi orizzonti sia diagnostici che di ricerca, ben lungi dall’essere risolti completamente chiariti in tutti i loro aspetti teorici.








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