Liguria. Approvata in Consiglio Regionale la riforma sanitaria che istituisce l’Asl centrale unica, abolendone 5. Le posizioni divergenti di Maggioranza e Opposizione

Liguria, addio alla Asl 1, 2, 3, 4 e 5. In pratica, da Ventimiglia a La Spezia la nuova riforma sanitaria della Regione prevede un modello unificato con 1 unica Azienda di Tutela della Salute che accorperà le 5 Asl attuali; non ci saranno quindi più le Asl classiche che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Tra le novità, anche la presenza di 1 Direttore Generale, che gestirà l’unica Atsl. Parallelamente, Liguria Salute coordinerà le emergenze e gestirà gli aspetti legati alla Sanità, dal bilancio alla logistica, inclusi i ruoli amministrativi. “Questa riforma, voglio ribadirlo, ha come obiettivo quello di utilizzare meglio le risorse e incrementare quelle a disposizione della cura, dei territori, dei servizi ai malati e ai cittadini”, dichiara il presidente della Liguria, Marco Bucci, dopo l’approvazione in Consiglio Regionale. “La nostra è una scelta di responsabilità nei confronti dei Liguri. Per questo la direzione scelta è quella di unificare quello che non ha senso mantenere frammentato, cioè funzioni amministrative, tecniche e di supporto, il cosiddetto back office, tutto quello che non è a diretto contatto con il cittadino e il malato; al contrario, avviciniamo e rafforziamo i servizi alle persone: presìdi, distretti, Medicina di base, cure domiciliari e presa in carico dei pazienti cronici restano dove devono stare, vicini alle persone e alle comunità. Questo – prosegue – è possibile adottando una regia unica, per standardizzare i processi, ridurre sprechi, liberare energie professionali e reinvestire risorse nell’assistenza, per una Sanità più efficiente e quindi più equa e sempre di più al servizio delle persone. 5 Aziende Sanitarie rischiano di generare frammentazione, duplicazioni, diseguaglianze e costi amministrativi che sottraggono risorse ai servizi. Un’unica Asl permette di predisporre un Sistema Sanitario più semplice da governare, con condizioni e retribuzioni uniformate al rialzo a livello regionale e che, nelle declinazioni operative delle 5 Aree sanitarie locali, sarà più vicino alle persone, più forte nelle cure territoriali e più competitivo nell’alta specialità ospedaliera.”

“L’approvazione oggi in Consiglio Regionale della riforma del Servizio Sanitario Regionale rappresenta un passaggio storico per la Liguria”, afferma l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò. “Con questo provvedimento compiamo una scelta chiara e netta: dotare la nostra Regione di un Sistema Sanitario moderno, integrato e realmente capace di rispondere alle sfide del presente e del futuro. La Liguria è la regione più anziana d’Europa: un dato che non possiamo più limitarci a citare, ma che siamo chiamati a governare con responsabilità politica e visione strategica. L’invecchiamento della popolazione comporta un aumento della fragilità, della complessità clinica e della domanda di servizi territoriali: esigenze che un sistema frammentato non sarebbe più in grado di soddisfare. Con questa riforma superiamo definitivamente la dispersione organizzativa e costruiamo un modello unitario, fondato su una governance regionale forte, capace di guidare il cambiamento e garantire equità e qualità delle cure. È una riforma che semplifica, avvicina e rende più efficace l’intero sistema: un passo avanti decisivo per offrire ai cittadini risposte concrete, non burocrazia. E voglio dirlo con chiarezza: abbiamo portato a casa questa riforma che non è un semplice intervento tecnico, ma il frutto di una scelta coraggiosa, che rimette al centro la persona e il diritto alla salute”, afferma ancora. “È una riforma che guarda lontano, che protegge il futuro dei Liguri e che rende il nostro Servizio Sanitario più sostenibile, più efficiente e realmente vicino a chi ogni giorno chiede assistenza e attenzione.”

Una bocciatura al provvedimento arriva invece dalle Opposizioni: “Una delle prime criticità è la distanza decisionale tra Genova e i territori, il modo in cui è stato trattato il personale sanitario, dirigente e non solo, e i servizi che alla lunga verranno erogati nei territori”, dichiara il vicepresidente dem della Commissione Salute e Sicurezza, Enrico Ioculano. “È una riforma fatta male, che parte solo dall’esigenza di non essere commissariati, proprio perché bisogna portare qualcosa al Ministero per dire ‘dateci qualcosa in più perché se no quest’anno ci commissariate’. Perché il disavanzo è enorme. Mettono sui territori Direttori d’Area, ma senza particolare competenza, valutati solo sul budget, che dovranno rispettare; l’autonomia non esisterà più. Coloro che prenderanno le decisioni si troveranno solo a Genova, e sarà il Direttore Generale dell’Azienda Unica. I territori sono sviliti, siamo totalmente contrari a questo tipo di impostazione.”