L’“homo-smartphone” sarà miope e strabico

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Impiego costante di dispositivi che richiedono attività visiva ravvicinata, ambienti chiusi, scarsa esposizione all’aria aperta e alla luce naturale. Sono questi gli elementi che influenzeranno il “modo di vedere” più funzionale al nostro attuale stile di vita facendoci diventare miopi e strabici.

“Un tempo si attribuiva molta importanza alla genetica. Oggi invece sappiamo che anche i fattori ambientali giocano un ruolo cruciale nell’insorgenza della miopia”, dichiara il prof. Paolo Nucci, Direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e promotore del recente congresso di Oftalmologia svoltosi a Milano. “Oggi, questa patologia, in virtù dello stile di vita caratteristico dei Paesi industrializzati, è in costante aumento: entro metà secolo in Italia, così come nel resto d’Europa, il 75-80% della popolazione sarà miope. Quando la miopia è di tipo medio-grave, ossia supera le 6 diottrie, comporta un rischio maggiore di sviluppare problematiche ulteriori: distacco della retina, glaucoma, maculopatie. È quindi necessario imparare a gestire correttamente il soggetto miope.”

“L’ultima frontiera nell’ambito della terapia medica – prosegue Nucci – si basa sulla comprensione del ruolo della dopamina. Questo mediatore chimico presente nella retina rende meno elastica la sclera dell’occhio, membrana cartilaginea che invece nel miope tende a espandersi. L’esposizione all’aria aperta e alla luce del sole stimola la produzione di dopamina, mentre gli ambienti chiusi la inibiscono, inducendo maggiore elasticità nella sclera e favorendo, quindi, la miopia. L’atropina è una sostanza in grado di aumentare il rilascio di dopamina. Impiegandola nella miopia in età scolare (quella che insorge fra i 6 e i 14 anni), abbiamo riscontrato una riduzione della patologia del 75% in circa 7 bambini su 10.”

Il costante sforzo nella visione ravvicinata, oltre a spiegare l’attuale trend di diffusione della miopia, è alla base anche dell’aumento dei casi di strabismo. Sul fronte della prevenzione è dunque fondamentale che bambini e adolescenti, sempre più assorti nei loro device e impegnati in attività che mettono sotto pressione i muscoli dell’occhio responsabili della visione convergente, trascorrano più tempo all’aperto, “allenando” anche i muscoli che permettono la visione a distanza. E per raggiungere un piccolo compromesso che metta d’accordo genitori e figli “iperconnessi”, gli esperti sdoganano tv e console per videogame che, a differenza di smartphone e tablet, implicano una visione più fisiologica, a una distanza di almeno 1,5-2 metri. Anche per questi dispositivi, tuttavia, vale la regola del buon senso e non bisogna eccedere nella dose quotidiana di esposizione.