Come gestire il dolore cronico

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“L’armamentario farmacologico per la cura del dolore cronico a disposizione dei reumatologi si è notevolmente ampliato nel corso degli ultimi anni. La ricerca in questo ambito sta facendo grandi passi in avanti”, afferma Laura Bazzichi, reumatologa, dell’Associazione Italiana sindrome Fibromialgica AISF odv, di Pisa. “Ogni malattia reumatologica ha i suoi farmaci: per esempio, un’artrite può essere trattata con i farmaci biotecnologici o con gli ultimi JAK-inibitori che hanno un effetto rapido, direttamente sul dolore. L’artrosi la possiamo aggredire localmente nelle sedi interessate anche con delle infiltrazioni intrarticolari di vari medicamenti, o con l’aiuto di terapie complementari, fino ad arrivare alla sostituzione protesica. In generale, abbiamo a disposizione anche gli antinfiammatori non steroidei che vanno usati a dosaggi adeguati e per il più breve tempo possibile, per ridurre gli effetti collaterali, e anche i cortisonici che ci aiutano tantissimo nel trattamento delle malattie reumatologiche, alle giuste dosi e per il minimo tempo efficace. Utili gli adiuvanti, come i gapentinoidi, o i farmaci che alzano la soglia del dolore come la duloxetina, il tampendatolo, e gli oppioidi deboli come i tramadolo. Non bisogna trascurare l’importanza di un corretto stile di vita attraverso una corretta alimentazione associata a movimento fisico appropriato alle proprie necessità, e una adeguata igiene del sonno. […] per la cura del dolore cronico di tipo non oncologico, gli oppioidi non sono il trattamento principe. Sono tanti gli effetti collaterali, non ultima la dipendenza. Possono, però, essere utilizzati per un breve periodo, spesso in associazione con il paracetamolo. Ci sono preparati anche sotto forma di cerotto light, che hanno meno effetti collaterali. Vanno però sempre somministrati e sospesi gradualmente, e sotto la guida del reumatologo che li prescrive. E se si pensa che una persona affetta da dolore cronico ne possa diventare dipendente, gli si può somministrare un test e valutare se è il caso di prescrivergli. I farmaci per il dolore cronico sono tanti e tra questi c’è anche la cannabis terapeutica e, non ultimo e da sempre utile, il paracetamolo.”

“Quando si prende in carico un paziente reumatologico, bisogna costruire insieme a lui una strategia per la gestione del dolore. Il fai da te è sempre controproducente, ma se si prendono delle iniziative di testa propria c’è un motivo. Serve una migliore educazione al dolore, sia per i pazienti che per i medici, e un maggior dialogo: a volte – prosegue Bazzichi – migliorare l’ascolto e dedicare maggiore attenzione alla comunicazione con i pazienti crea il rapporto fiduciario medico paziente che migliora la consapevolezza del dolore e l’aderenza terapeutica.”

È importante che non si trascuri il dolore sin dalle sue prime avvisaglie, pensando erroneamente che sia correlato all’avanzare degli anni. “È fondamentale, altrimenti diventa ‘dolore malattia’ e non più dolore correlato al ‘solo’ problema di base”, continua Bazzichi. “Noi reumatologi abbiamo il compito di individuare quanto prima le cause del dolore, facendo attenzione a che il dolore non diventi cronico, indipendentemente dalla rimozione della causa. Se nella popolazione generale l’incidenza della Fibromialgia varia dal 2 al 7%, in chi ha una malattia reumatologica come il Lupus, l’artrite reumatoide o la sindrome di Sjögren, la concomitanza della fibromialgia può variare dal 20 al 50% dei casi. Questo per sottolineare come il dolore, se non lo si prende in carico adeguatamente, può trasformarsi anche in un altro tipo di dolore.”