Nuovo laser per cancellare i tatuaggi

1649

Tatuaggi, moda o passione? Forse entrambe. Talmente diffusi che dal 2016 hanno fatto il loro ingresso nel paniere Istat. In Italia, si stima che circa 7 milioni di persone – il 12,8% della popolazione – si siano tatuate almeno una volta nella vita (fonte Istituto Superiore di Sanità). Ma le mode, si sa, a volte stancano: ben il 17,2% ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% lo ha già fatto. Ma oggi, per chi vuole cancellare i tatuaggi, anche quelli più difficili, c’è una novità: il laser a picosecondi a tre diverse lunghezze d’onda, efficace nella rimozione dei colori complessi. “Sempre più pazienti mi chiedono di eliminare un tatuaggio e l’inverno è la stagione ideale per farlo”, spiega Filippo Pinto, dermatologo responsabile della Pinto MedicalSpa, Centro Laser Dermatologico di Roma e referente scientifico di Syneron Candela. “Grazie alle nuove tecnologie a picosecondi, ossia a miliardesimi di secondo, è possibile impiegare energie più elevate rilasciate in tempi enormemente più brevi, con frammentazione del colore del tatuaggio ottimale. Mi affido, in particolare, al laser Picoway che con tre lunghezze d’onda garantisce risultati straordinari anche sui colori che fino a oggi erano i più difficili da cancellare, come il verde chiaro e il celeste. È da sottolineare, inoltre, che l’utilizzo del laser a picosecondi non determina esiti cicatriziali o effetti collaterali di lunga durata ad ulteriore conferma del suo elevato profilo di sicurezza nel trattamento per la rimozione dei tatuaggi.”

Quali sono i vantaggi del nuovo laser a picosecondi a 3 lunghezze d’onda?

È efficace nel trattamento dei tatuaggi di qualsiasi tipo e colore e non lascia nessuna cicatrice o segno visibile; richiede un numero ridotto di sedute, mediamente da 4 a 6 sedute. Il dolore è nettamente inferiore rispetto alle tecnologie precedenti poiché si rilascia minore energia in un tempo infinitesimale tale da minimizzare l’impatto termico amplificando quello meccanico sul pigmento. Grazie a tale principio, si massimizza l’effetto fotoacustico sul cromoforo obiettivo (inchiostro o lesione pigmentata) stressando meno i tessuti circostanti.