La prevenzione dell’invecchiamento mentale

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Temete che la vostra mente possa “perdere colpi”? Aprite un profilo facebook o iniziate a twittare. Da nonni a cybernonni per tenere la mente in allenamento socialmente. Non è la pubblicità di un nuovo sito web ma un consiglio che viene da un esperto. Sì, perché Giuseppe Alfredo Iannoccari, neuropsicologo, docente a contratto all’Università Statale di Milano e Presidente di Assomensana non ha dubbi: cimentarsi in nuove imprese e imparare a fare cose che si pensavano impossibili da realizzare è il primo passo per tenere la mente in allenamento. Allora basta parole crociate e tv: meglio un profilo facebook; è anche l’occasione per aprirsi al mondo. L’invecchiamento mentale fa paura a tutti: allora è bene passare da “preoccuparcene” ad “occuparcene” quando ancora ha senso farlo. Magari giocando d’anticipo già a 50 anni ma senza darsi per persi anche dopo i 65. Per questo Assomensana invita tutti alla IX Edizione nazionale della Settimana di Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale, che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre 2016 (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e daranno utili consigli per ostacolare il decadimento mentale.
A settembre tutti ad iscriversi in palestra. Ma se per accontentare lo specchio ci sono pesi, diete e ritocchini del chirurgo per la mente ci si rassegna a quello che sembra l’ineluttabile passare del tempo. “Il primo errore – spiega Iannoccari – è proprio questo, credere che nulla si possa fare per fronteggiare l’invecchiamento cognitivo. Il cervello è un organo plastico; ovviamente subisce le lusinghe del tempo che passa, ma è in continua evoluzione. A partire dai 28/30 anni – dopo il picco dell’efficienza mentale che si ha verso i 25 anni – si iniziano a perdere neuroni, circa centomila ogni giorno. Questo significa che a 50 anni quasi un quarto del nostro potenziale è rimasto dietro di noi. Ma guardiamo al potenziale che ancora abbiamo e che può essere un patrimonio da investire per ‘vivere di rendita’ con il passare degli anni.”