La Mia Salute Non Può Aspettare. Con pandemia ricoveri diminuiti di 1,3milioni

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Nel 2020, sono stati 1,3milioni i ricoveri in meno in Italia: 52,4% quelli medici; 47,6% i chirurgici. Dati allarmanti, forniti dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) e confermati anche in un’indagine qualitativa di ELMA Research, secondo la quale i pazienti non si recano ancora negli ospedali per paura di contrarre il virus Covid-19 e avvertono un senso di isolamento e smarrimento per aver perso il contatto con il sistema sanitario e per non riuscire a orientarsi per la ripresa dei percorsi di diagnosi e cura.

Per dare una risposta efficace e immediata e per favorire il rapporto di fiducia tra medico e paziente, nasce la campagna di sensibilizzazione La Mia Salute Non Può Aspettare, il cui obiettivo è supportare e accompagnare i cittadini che, grazie a linee guida facili, potranno intraprendere e/o continuare a proseguire il proprio percorso di cura in sicurezza. “L’impatto indiretto della pandemia di Covid-19 si sta traducendo in un peggioramento dello stato di salute della popolazione”, afferma Pierluigi Marini, presidente ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani. “Abbiamo monitorato come le conseguenze delle misure prese contro la pandemia hanno determinato una riduzione di circa l’80% dell’attività chirurgica elettiva e, in alcune realtà fino al 35% di quella in urgenza. Ovunque abbiamo registrato la volontà di ripartire ma serve una maggiore attenzione nei confronti delle risorse da destinare a strutture, tecnologie e formazione.”

“Per Johnson & Johnson Medical Italia in questo momento è vitale rilanciare i processi di cura di tutte le patologie non COVID-19 in tutte le fasi: dagli screening, alla diagnostica, alle visite di controllo, agli interventi chirurgici e ai follow-up”, spiega Silvia De Dominicis, presidente e amministratore delegato di Johnson & Johnson Medical. “Come azienda impegnata a elevare gli standard di cura e generare un impatto positivo sui pazienti lungo tutto il loro percorso, abbiamo fortemente voluto promuovere una campagna di sensibilizzazione al ritorno alle cure per dare un supporto concreto ai cittadini.”

Per fotografare l’emergenza determinata dal Coronavirus, che ha portato a un drastico calo dei ricoveri e delle cure per i pazienti con patologie non Covid-19, Fondazione GIMBE, nell’ambito della campagna “La Mia Salute Non Può Aspettare”, ha svolto una serie di indagini dalle quali emerge un quadro preoccupante: sono infatti 144,5milioni le prestazioni di specialistica ambulatoriale in meno registrate nel 2020 rispetto al 2019. La quota più rilevante riguarda gli esami di laboratorio 62,6% del totale delle prestazioni in meno, seguita dalla diagnostica (13,9%), dalle visite (12,9%) e infine l’area della riabilitazione (5,8%) e quella terapeutica (4,9%).

“I dati analizzati mostrano come in tutte le Regioni si sia registrata una notevole riduzione degli interventi chirurgici soprattutto di quelli programmati, anche in aree, come quella oncologica, dove la tempestività dell’intervento è fondamentale per la prognosi del pazienti”, commenta Nino Cartabellotta, presidente Fondazione GIMBE. “Tutta l’attività di chirurgia d’elezione è stata notevolmente sacrificata. L’impatto sulla salute rischia di essere rilevante, anche se difficile da stimare, e potrebbe riguardare molti pazienti.”

Sulla necessità di ripensare all’organizzazione del sistema sanitario per favorire la ripresa delle cure, Associazioni Pazienti e Società Scientifiche coinvolte da Johnson & Johnson Medical Italia nella campagna di sensibilizzazione “La Mia Salute Non Può Aspettare”, convergono su 10 punti che rappresentano delle raccomandazioni alle istituzioni chiamate a definire le priorità del sistema sanitario per la ripartenza. Il decalogo contiene indicazioni di breve e lungo periodo fondate sul principio di un nuovo sistema sanitario costruito attorno alle esigenze dei pazienti. “La pandemia ha portato alla luce l’urgenza di ridefinire il concetto di cura attorno alle esigenze dei pazienti e la necessità di ottimizzare le risorse del sistema sanitario per migliorare gli standard di cura e quindi curare un maggior numero di cittadini. Insieme – conclude De Dominicis – abbiamo riflettuto sulla sanità digitale, come opportunità per immaginare nuovi luoghi di cura anche virtuali e come punto di partenza per fare leva sui dati e sull’intelligenza artificiale al fine di assicurare appropriatezza terapeutica e equità di trattamento.”