La circoncisione, un atto medico spesso clandestino tra i giovani musulmani

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Se ne parla di nuovo perché dopo una circoncisione clandestina un bambino è morto a Torino. Ma il problema è reale e in Italia persiste da molto tempo in quanto Il Sistema Sanitario Nazionale non riconosce la pratica se eseguita per motivi culturali e non medici, e questo porta chi non può permettersi di andare in clinica a rivolgersi a “praticoni o ciarlatani” della medicina. Infatti spesso gli interventi di circoncisione vengono fatti in casa o in ambienti tutt’altro che sterili, da persone non qualificate e che mettono a rischio i bambini, spesso piccolissimi, di morte o di malformazioni gravi. Certamente quelli che muoiono per gravi setticemie sono rari, ma le mutilazioni o i problemi al pene o anche all’uretra sono numerosi. E se prima il nostro Sistema Sanitario rifiuta una semplice circoncisione, del costo inferiore a 500 euro, è poi pronto a farsi carico di migliaia di euro per trattare le complicanze. A differenza della religione ebraica, che prevede la circoncisione entro la prima settimana di vita, per i musulmani non c’è un termine, anche se generalmente si dice che prima lo si fa meglio è. Attualmente il 30-40% dei musulmani preferisce farla nel Paese di origine, ma un altro 30-50% si rivolge a personale non autorizzato, che opera in ambienti non idonei con il rischio di portare, nel peggiore dei casi, alla morte dei bambini o di provocare gravi malformazioni, che poi, anche a distanza di anni, si vedono negli ambulatori.