La bassa riserva di ovociti non causa infertilità nella donna

2009

Secondo uno studio dell’Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, le donne che hanno una bassa riserva di ovociti nelle ovaie non dovrebbero preoccuparsi di non riuscire a rimanere incinte. I ricercatori americani, coordinati dalla prof.ssa Anne Steiner, hanno studiato 750 donne di età compresa tra i 30 e i 44 anni, che si sottoponevano a esami del sangue e delle urine per valutare i biomarkers che indicano le riserve ovariche (test dell’ormone anti-mulleriano (AMH) sul sangue, dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) su sangue e urine, e dell’inibina b sul siero). Dall’analisi dei risultati è emerso che le donne con una riserva bassa di ovociti avrebbero la stessa probabilità di concepire un figlio entro 6 o 12 settimane rispetto a quelle che non hanno un numero limitato di uova. In particolare, le donne con i livelli più bassi di AMH e i più alti livelli di FSH, che potrebbero indicare limitate riserve di ovociti, non avrebbero minori probabilità di concepimento rispetto a donne con risultati normali di questi test. I risultati del test dei livelli di inibina B non sarebbero associati all’infertilità. Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano come una riserva bassa di ovociti potrebbe aumentare il rischio di aborto, influenzando potenzialmente la qualità delle uova. I test che rilevano biomarkers della riserva ovarica sono utilizzati dalle donne oltre 30 e 40 anni di età che vorrebbero intraprendere una gravidanza. I medici generalmente consigliano di sottoporsi a valutazioni sulla fertilità dopo 12 mesi di tentativi senza successo. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale JAMA.