Iss, al via il progetto europeo Shield per prevenire le infezioni che causano tumori

Ogni anno, più di 2milioni di persone in Europa sviluppano un tumore e 1 caso su 8 è causato da un’infezione che avrebbe potuto essere prevenuta. Per questo motivo, nell’ambito del Piano Europeo per la Lotta Contro il Cancro, l’UE sta ora investendo nella prevenzione delle infezioni che possono portare al cancro, facilitando la vaccinazione, i test e le cure. Complessivamente, infezioni come l’HPV, l’epatite B e C, l’HIV e la tubercolosi causano in Europa 1 caso di cancro su 8; molte di queste infezioni possono essere prevenute, diagnosticate precocemente e trattate in modo più efficace se i pazienti ricevono il giusto supporto in tempo. Ad esempio, il numero di persone affette da cancro cervicale è diminuito in diversi paesi dopo l’inclusione del vaccino contro l’HPV nei programmi di vaccinazione infantile.

Il nuovo progetto europeo Shield, del quale si è appena tenuto il kick-off meeting, mira a rendere più facile vaccinarsi, sottoporsi a test e curarsi. Il progetto è finanziato dall’UE con quasi 20milioni di euro; 25 Paesi europei sono partner del progetto, che sarà coordinato dal Centro di Eccellenza per la Salute, l’Immunità e le Infezioni CHIP del Rigshospitalet, Danimarca; l’Istituto Superiore di Sanità è coordinatore di un Working Package specifico su Hpv e epatite B.

“Troppe persone sviluppano il cancro a causa di infezioni che avremmo potuto prevenire”, dichiara Jens Lundgren, professore di Malattie Infettive presso il Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università di Copenaghen e del Rigshospitalet. “La Shield Joint Action si concentrerà sulla garanzia che nessuno venga escluso dal sistema. In definitiva, si tratta di salvare vite umane e creare maggiore equità nella salute, superando i confini nazionali e le divisioni sociali.”

L’azione congiunta Shield si impegnerà a garantire che più persone abbiano accesso alla vaccinazione contro l’HPV e l’epatite B e a migliorare l’individuazione e i test per l’epatite B, l’epatite C, l’HPV, l’HIV e la tubercolosi. In molti Paesi europei, programmi di vaccinazione, individuazione e test per queste infezioni sono già in atto, ma esistono diverse barriere strutturali che impediscono alle persone di vaccinarsi o di ricevere il trattamento adeguato troppo tardi, con il rischio che l’infezione si trasformi in cancro. Sebbene tutti i paesi dell’UE abbiano introdotto la vaccinazione contro l’HPV per le ragazze, ci sono grandi differenze nel numero di ragazze 15enni effettivamente vaccinate contro l’HPV in ciascun Paese, con le percentuali che variano dal 7 al 96%, ma è superiore al 50% in 3 Paesi su 4.

Gran parte del progetto è dedicata allo sviluppo di modelli basati sui dati nazionali in grado di mostrare che cosa accada a livello di malattia aumentando o riducendo un determinato intervento: quanto velocemente e di quanto aumenta il numero di persone affette da HIV in un Paese se, ad esempio, si interrompono gli sforzi preventivi, come la distribuzione di siringhe sterili a chi si inietta droghe; oppure, per quanto tempo o con quale frequenza vale la pena sottoporsi a screening per il cancro cervicale in un Paese in cui la vaccinazione contro l’HPV è parte del programma di vaccinazione infantile. I modelli aiuteranno i Paesi a pianificare programmi di prevenzione e vaccinazione più efficaci, al fine di rendere nel lungo termine i servizi di prevenzione più accessibili, più pertinenti, più inclusivi e economicamente vantaggiosi.

Inoltre, il progetto mira a:

  • “Supportare i Paesi nell’eliminazione dello stigma e della discriminazione legati all’HIV, all’epatite virale, alla tubercolosi e alle malattie sessualmente trasmissibili IST, come strategia per aumentare la prevenzione, i test e il trattamento di queste infezioni;
  • Formare educatori e operatori sanitari per evitare lo stigma nella consulenza e nel trattamento;
  • Sviluppare informazioni migliori e più accessibili sulla prevenzione e il trattamento per le popolazioni e i pazienti, compresi i gruppi vulnerabili;
  • Rafforzare il monitoraggio della copertura vaccinale, soprattutto tra i gruppi vulnerabili;
  • Migliorare e personalizzare la prevenzione, i test e il trattamento nei sistemi sanitari, sociali e penitenziari;
  • Raccogliere e condividere esperienze e buone pratiche in tutta Europa affinché le persone ricevano servizi migliori e più uniformi, indipendentemente da dove vivano”.