Intervento endovascolare su aneurisma arco aortico

2709

L’aneurisma è la dilatazione progressiva di un tratto di arteria causato da un’alterazione delle sue pareti. Tra i fattori di rischio principali ci sono l’età, la familiarità, i livelli elevati di colesterolo nel sangue, il diabete e il fumo di sigaretta. Può interessare tutte le arterie e anche l’aorta, nel tratto toracico, toraco-addominale o addominale. L’équipe dell’Unità di Chirurgia vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato, è tra le prime al mondo ad avere eseguito un intervento completamente endovascolare per curare un aneurisma dell’arco aortico, il tratto dell’aorta vicino al cuore dotato di diramazioni vitali per la circolazione cerebrale. La paziente, di 76 anni, era già stata sottoposta a un precedente intervento cardiochirurgico aortico e pertanto risultava a alto rischio per la chirurgia tradizionale “a cuore aperto”.

Esistono due tipi di intervento per trattare chirurgicamente un aneurisma dell’arco aortico: tradizionale e mini-invasivo. La chirurgia tradizionale prevede l’apertura della cavità toracica (sternotomia) in corrispondenza dell’aneurisma e la sostituzione del tratto di aorta malato con una protesi sintetica. È adatta per i pazienti più giovani (50-60 anni) e per quelli a minor rischio operatorio, poiché richiede la circolazione extracorporea (il cuore del paziente viene fermato e la sua funzione sostituita momentaneamente da una macchina cuore-polmone). L’intervento mini-invasivo, come quello eseguito al San Raffaele dall’équipe guidata dal prof. Roberto Chiesa, prevede invece due piccole incisioni in corrispondenza di due grosse arterie periferiche – all’inguine e al collo – e l’inserimento di un catetere che trasporta un’endoprotesi fino al tratto di aorta malato. L’endoprotesi, costruita in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, permette di escludere l’aneurisma dal circolo del sangue, evitandone la rottura, preservando allo stesso tempo la perfusione cerebrale.

“Siamo molto fieri dell’esito dell’intervento, che dimostra quanto l’Ospedale San Raffaele sia un centro di eccellenza per la diagnosi e la cura della patologia aortica complessa” spiega il prof. Chiesa. “Oggi, la precisione della diagnostica per immagini, la continua ricerca in campo biomedico per mettere a punto materiali protesici innovativi e la raffinatezza delle tecniche chirurgiche attuali ci permettono di eseguire operazioni sempre meno invasive, a beneficio del paziente. Auspichiamo – conclude Chiesa – che nel futuro saranno sempre di più le persone operabili con queste tecniche endovascolari avanzate.”