Insufficienza respiratoria: una grave patologia spesso ignorata nelle fasi iniziali

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Tra le malattie che colpiscono l’apparato respiratorio c’è la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) che occupa circa il 5% della mortalità con circa 3,3 milioni di morti nel mondo. È stato stimato che nel 2030 sarà la terza causa di morte subito dopo le patologie cardiovascolari e le neoplasie. Si tratta anche dell’unica patologia in crescita rispetto tutte le altre. La BPCO è legata a fattori esterni quali fumo di sigaretta, inquinamento atmosferico, inquinamento domestico, sostanze inalate e ambiente lavorativo. Incrementa con l’età, è ovviamente più frequente nei fumatori, è in aumento nei Paesi industrializzati e non presenta più significative differenze di genere tra maschi e femmine (questo particolare è legato al fattore fumo: prima fumavano più gli uomini adesso si sta equiparando).

Circa il 40-50% dei fumatori sviluppa questa patologia e il 30% dei fumatori oltre i 40 anni presenta già un livello di ostruzione dei bronchi significativamente risolvibile. Altra cosa da sottolineare è il fatto che la BPCO ha e avrà un costo sociale molto importante: l’aumento proporzionale dell’invecchiamento della popolazione e l’incremento della patologia determineranno un costo sociale altissimo sia da un punto di vista farmacologico che diagnostico e terapeutico.

La BPCO non è quasi mai una patologia che si presenta da sola in un paziente ma fa sempre parte di un insieme di altre patologie intese come comorbilità. Fra queste le patologie cardio e cerebrovascolari, neoplasie polmonari, diabete, cachessìa, patologia muscolo-scheletrica. Altra cosa grave è il fatto che sia una patologia sottodiagnosticata. Essa è suddivisa in vari casi di gravità e noi ancora oggi non riusciamo a diagnosticare più di 1/4 dei pazienti. Ovvero i 3/4 dei pazienti affetti da questa patologia non sono diagnosticati. Praticamente noi vediamo solamente la punta di un iceberg che è in realtà molto, molto più grande di quello che ci aspettiamo. La BPCO è sottodiagnosticata perché il paziente, fino agli stadi gravi della malattia, non la riconosce come tale. Per esempio la “tosse del fumatore”: il paziente la sottovaluta ritenendola una cosa normale e minimizzando il proprio deficit respiratorio fino a che non è a un livello importante da limitarlo nelle normali attività quotidiane. A quel punto si rende conto della patologia ma essa è già a uno stadio molto avanzato.

Questa patologia non regredisce: una volta che si è instaurata, i livelli di gravità non ritornano indietro; si può solo fermare ma non guarire. Probabilmente la risposta terapeutica a questa cronicità sarà la gestione del paziente a domicilio e dovrà esserci interazione tra lo specialista di branca e il medico di medicina generale. In pratica la cronicità dovrà essere trattata sul territorio per una questione di numeri, di costi e di gestione della patologia stessa che sta già diventando difficile da trattare in ambito ospedaliero.

La prevenzione è un fattore estremamente importante: agire sulla prevenzione tramite la cessazione dell’abitudine tabagica, mettere in atto tutte le politiche possibili per incrementare la cessazione del fumo, controllo della dieta del peso corporeo, esercizio fisico e la riabilitazione.

Il 16 e 17 giugno 2017 presso l’Hotel Londra di Firenze si svolgerà la IV edizione del congresso “La Gestione delle Patologie Respiratorie”. Durante il congresso si parlerà anche del ruolo della riabilitazione nella BPCO, essa infatti è uno dei campi terapeutici più importanti in questa patologia. Ad oggi la riabilitazione dell’enfisema è riconosciuta come l’unica reale medicina che possa sortire un importante effetto curativo.