
L’insufficienza cardiaca non è solo una diagnosi medica; per oltre 15milioni di persone in Europa, è una realtà fatta di affanno, stanchezza cronica e il timore costante di un nuovo ricovero. La Commissione Europea ha ufficialmente approvato finerenone per il trattamento degli adulti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata o lievemente ridotta (LVEF ≥40%). Fino a oggi, i pazienti con questa specifica forma di insufficienza cardiaca avevano poche opzioni terapeutiche efficaci. Finerenone è il primo farmaco della propria classe (antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi) a dimostrare benefici concreti e significativi in questa popolazione.
“Questa approvazione è un’ottima notizia: finerenone riduce il rischio combinato di morte cardiovascolare e peggioramenti clinici, indipendentemente dalle altre terapie già in corso”, dichiara Simona Gatti, medical director presso Bayer Pharma Italia. L’insufficienza cardiaca è una sfida sanitaria ed economica senza precedenti: 64milioni di persone colpite nel mondo, con il 50% dei pazienti che presenta una frazione di eiezione del 40%; 29miliardi di euro il costo stimato dei ricoveri ogni anno nell’Unione Europea.
L’approvazione si basa su uno dei programmi di ricerca più vasti mai realizzati – lo studio di fase III Finearts-HF – che ha coinvolto circa 6mila pazienti: meno ospedalizzazioni e riduzione significativa dei ricoveri urgenti e non pianificati; maggiore protezione, con efficacia dimostrata anche in pazienti affetti da altre patologie come diabete o malattia renale cronica. Oltre ai dati clinici, i pazienti hanno riportato un miglioramento nel benessere quotidiano. “A differenza dei farmaci precedenti, [finerenone] è più selettivo e si distribuisce meglio tra cuore e reni, riducendo gli effetti collaterali come l’eccesso di potassio nel sangue (iperkaliemia)”, dichiara il dott. Michele Senni, dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. L’arrivo di finerenone costituisce dunque un passo avanti decisivo per rendere la cronicità dell’insufficienza cardiaca una condizione più gestibile, meno pericolosa e soprattutto meno limitante per la vita di chi ne soffre.













