Le innovazioni terapeutiche per il trattamento della Leucemia Linfatica Cronica

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La Leucemia Linfatica Cronica è una forma di leucemia a crescita lenta a causa della quale viene rilevato un numero eccessivo di linfociti immaturi (un tipo di globuli bianchi), in prevalenza nel sangue e nel midollo osseo. Ogni anno sono circa 1.200 le persone che in Italia ricevono una diagnosi di LLC, il tipo più comune di tumore ematologico, che colpisce gli uomini il doppio delle donne, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 65 e i 74 anni.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica è possibile parlare oggi di remissione della malattia e i pazienti che ne sono affetti possono recuperare una buona qualità di vita. I dati dello studio Murano evidenziano come 1 paziente su 2 risulti libero da progressione della patologia fino a 3 anni dopo aver terminato il trattamento. “I dati di follow-up dello studio Murano, confermati oggi da numerose esperienze di pratica clinica, evidenziano i benefici di una durata fissa di trattamento per pazienti con Leucemia Linfatica Cronica ricaduti o refrattari e confermano l’efficacia del meccanismo d’azione innovativo di venetoclax”, dichiara Annalisa Iezzi, direttore medico di AbbVie Italia. “Inoltre, il trattamento a durata fissa può tradursi – rispetto ad altre terapie continuative disponibili – in una ridotta incidenza di eventi avversi correlati al trattamento, compreso il Covid-19: diversi studi dimostrano infatti come la risposta alla vaccinazione sia più alta nei pazienti che sono in remissione di malattia e liberi da terapia.”

“I progressi della ricerca scientifica e le innovazioni terapeutiche si traducono in un significativo impatto sulla vita dei pazienti”, afferma Giuseppe Toro, presidente AIL Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. “Una gestione terapeutica efficace favorisce indubbiamente il miglioramento della qualità di vita del paziente con Leucemia Linfatica Cronica. I dati positivi a disposizione confermano il minor rischio di progressione della malattia e fanno sì che i pazienti possano tornare il prima possibile a condurre una vita normale, riappropriandosi della propria quotidianità.”

“La partecipazione attiva dei medici è fondamentale anche per migliorare il coinvolgimento dei pazienti”, dichiara Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema Franco Mandelli Onlus, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto. “La pandemia di Covid-19 ha posto sfide senza precedenti nella gestione dei pazienti con tumore e ha aumentato la richiesta di strumenti sanitari digitali che facilitano il monitoraggio da remoto dei pazienti. Gimema ha per questo recentemente sviluppato la piattaforma Gimema-Alliance per comprendere meglio le esigenze dei pazienti, i sintomi, l’aderenza alle terapie e facilitare la gestione dei pazienti nella pratica clinica.”

I trattamenti oggi disponibili offrono risvolti positivi anche dal punto di vista di sostenibilità economica per il Sistema Sanitario Nazionale e per la comunità. “Un’analisi di costo-terapia, realizzata di recente in Italia, ha evidenziato che una terapia con durata definita di 24 mesi determina, per ogni paziente trattato, una riduzione di spesa per farmaci di circa 31mila di euro rispetto a una terapia cronica”, commenta Claudio Jommi, professor of practice di Health Policy presso SDA Bocconi School of Management. “Tale confronto si è basato sui dati degli studi clinici delle terapie a confronto nell’arco di 37 mesi e sui prezzi dei farmaci pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Pur introducendo, sempre sulla base dei dati studi clinici, un’ipotesi di ritrattamento del paziente post terapia a durata definita, ci sarebbe comunque un risparmio per il SSN pari a 23mila euro.”

“Ascoltare la voce dei pazienti mi ha trasferito l’importanza che può avere passare da un trattamento cronico ad uno con una durata fissa. È evidente che il nostro impegno debba essere quello di continuare a supportare la voce dei pazienti e garantire a tutti loro l’accesso alle terapie più avanzate”, dichiara l’on. Angela Ianaro, membro XII Commissione Affari Sociali e professore di Farmacologia presso l’Università Federico II di Napoli. “La scienza, grazie ai progressi nell’ambito della ricerca, ha fatto incredibili passi avanti consentendo di curare patologie fino a poco tempo fa incurabili o croniche, come la Leucemia Linfatica Cronica, e cambiando la vita di molti pazienti e dei loro familiari. È dunque auspicabile che la valutazione di un approccio terapeutico di un paziente guardi all’impatto nel breve e lungo termine, sia in termini di salute che di qualità di vita, e che la valutazione della spesa per le cure non resti limitata a confini di budget annuali. In questo la Regione Veneto, con le Raccomandazioni sulla LLC, rappresenta un esempio da seguire. La sanità e la salute, così come la ricerca, devono essere viste come investimento, e non semplicemente come un costo, su cui poggiano lo sviluppo e la sostenibilità dell’intera società.”

“Migliorare la qualità di vita dei pazienti grazie a terapie innovative è l’obiettivo del nostro lavoro”, commenta Fabrizio Greco, amministratore delegato AbbVie Italia. “Innoviamo in tutto ciò che facciamo per affrontare i bisogni insoddisfatti, investiamo in ricerca e sviluppo di nuove terapie e soluzioni per un mondo più in salute ed una sanità più sostenibile. Questo anche nel campo delle patologie ematologiche più diffuse e difficili da trattare. In particolare, nella Leucemia Linfatica Cronica, saremo a breve in grado di offrire una soluzione non solo ai pazienti recidivati o refrattari, ma anche ai pazienti al loro primo trattamento.”