Infezione da clamidia favorisce tumore ovarico

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La Clamidia rappresenta la principale causa di malattia infiammatoria pelvica (PID) nel mondo occidentale, ed è difficile da diagnosticare, in quanto spesso è asintomatica. Proprio per questo motivo, secondo molti studiosi, risulterebbe ancora più frequente e potenzialmente pericolosa soprattutto per il sesso femminile. Infatti, secondo il prof. Earl Stadtman, del National Cancer Institute statunitense, l’anamnesi di infezione da Clamidia raddoppierebbe il rischio di tumore ovarico. In particolare, sembrerebbe che la malattia infiammatoria pelvica (PID), causata da infezioni batteriche dell’utero, delle tube e delle ovaie, sia associata a un incremento del rischio di tumori ovarici. Il fatto che nelle casistiche esaminate non siano state riscontrate associazioni con anticorpi contro altre infezioni supporta la specificità dell’associazione dell’infezione da Clamidia con il tumore ovarico. L’unica critica che rimane nei confronti di questo studio è rappresentata dal fatto che il test impiegato non era in grado di rilevare in modo affidabile gli anticorpi contro la Neisseria gonorrhoeae, un’altra causa nota di PID.

Nel mondo, il tumore dell’ovaio colpisce ogni anno circa 230mila donne ed è responsabile della morte di circa 150mila pazienti; in Europa sono 65mila i nuovi casi e 42.700 i decessi (fonte Globocan 2012). In Italia, a fronte di 5.200 nuove diagnosi all’anno e circa 3.100 decessi, sono circa 50.000 donne che convivono con la malattia (fonte AIRTUM 2017). Il tumore ovarico è il sesto tumore più diffuso tra le donne e il più grave (60% di mortalità), rientrando tra le prime 5 cause di morte per tumore tra le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni.