L’impatto del Covid-19 sui disturbi neurologici

237

Quali sono i disturbi neurologici da Covid-19? A questo proposito, è stato di recente pubblicato uno studio italiano che, illustrato di seguito dal prof. Carlo Ferrarese, direttore del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano-Bicocca e direttore della Clinica Neurologica, Ospedale San Gerardo di Monza.

“L’infezione da COVID-19 è associata ad un’ampia gamma di disturbi neurologici. Essi sono maggiormente causati da carenza cerebrale di ossigeno, infiammazione cerebrale oppure trombosi di arterie e di vene cerebrali. Sono alcune delle evidenze presentate al Congresso ed emerse dallo studio Neuro-COVID, l’analisi che ha visto l’Italia apripista nello studio delle relazioni e possibili complicanze neurologiche causate da infezione da Covid-19. Avviato dal marzo del 2020 – appena scattata l’emergenza globale – e condotto dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Milano e dall’Istituto Auxologico di Milano, con il patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia, allo studio hanno contribuito attivamente 50 Neurologie italiane, distribuite nelle varie regioni.

Secondo l’analisi preliminare dello studio Neuro-COVID realizzata sui primi 904 pazienti ospedalizzati, provenienti da 18 centri del Nord e Centro Italia nel periodo Marzo 2020-Marzo 2021, si conferma che il disturbo neurologico più frequente è l’alterazione combinata dell’olfatto e del gusto (anosmia- ageusia, circa il 40% dei pazienti Neuro-COVID) con durata superiore a 1 mese nel 50% dei casi e fino a oltre 6 mesi nel 20%. Un secondo disturbo, anch’esso molto frequente (circa il 25% dei pazienti Neuro-COVID), è l’encefalopatia acuta ovvero uno stato di confusione mentale, perdita di attenzione e memoria, stato di agitazione, fino ad una alterazione dello stato di coscienza e al coma.

È tuttora oggetto di dibattito il legame causa-effetto tra l’infezione da COVID e l’ictus ischemico, verificato nel 20% dei casi dei pazienti oggetto dello studio Neuro-COVID. Tuttavia, quasi tutti riportavano i classici fattori di rischio vascolare per un ictus (ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, ipercolesterolemia). Sembra in vece confermato che l’infezione da COVID abbia fatto da ‘innesco’ per la trombosi arteriosa cerebrale, ma anche per le trombosi venose cerebrali, molto più rare.

La cefalea associata a Covid è frequente, nel 50% dei casi diventa cronica e dura oltre 2 settimane mentre in circa il 20% dei casi ha una durata superiore ai 3 mesi.

I disturbi cognitivi post-COVID fanno parte della ‘sindrome long-COVID’, non sono rari (circa il 10% dei soggetti Neuro-COVID), ma l’entità del disturbo è quasi sempre di grado modesto e non raggiunge i criteri di una ‘demenza’. La durata media è circa 3 mesi e si risolve spontaneamente entro i 6 mesi in quasi la totalità dei casi.”