Il melanoma

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I casi del melanoma sono aumentati di oltre il 100% in meno di mezzo secolo. Ma sono aumentate anche le chance di tenerlo “sotto controllo” con l’immunoncologia, grazie alla quale il 35% dei pazienti che presenta la malattia in stadio avanzato è vivo a 5 anni dalla diagnosi. A fare il punto sulle nuove terapie, il Master “Management del Paziente con Melanoma, dalla Ricerca alla Terapia”, all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma e organizzato dall’Intergruppo Melanoma Italiano (Imi). Frequente negli uomini come nelle donne, e sempre più spesso fra i giovani, in 45 anni questo tumore ha registrato il +103% di casi: erano circa 1.000 nel 1970, nel 2015 ben 11.300. “Fino a pochi anni fa – spiega Paola Queirolo, presidente Imi e responsabile del Disease Management Team Melanoma e Tumori Cutanei all’Irccs San Martino di Genova – la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Oggi invece, anche se la diagnosi avviene in fase avanzata, abbiamo armi efficaci per tenere sotto controllo la malattia a lungo termine.” In particolare è possibile ricorrere da un lato alle terapie a bersaglio molecolare, utilizzate in pazienti che presentano la mutazione del gene BRAF; dall’altro l’immuno-oncologia. Gli anticorpi immunomodulanti, come nivolumab, hanno evidenziato nei casi di malattia avanzata un tasso di sopravvivenza a un anno in oltre il 70% dei pazienti. “La novità – precisa Paolo Marchetti, direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma – è che la sopravvivenza è anche a lungo termine, con il 35% dei pazienti che è vivo a 5 anni e anche più. La rivoluzione apportata da queste molecole ha aperto un ‘nuovo mondo’, anche in termini di qualità di vita, grazie alla loro bassa tossicità”.