Ictus: aumenta la sopravvivenza anche con la riabilitazione domiciliare

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Grazie al ricovero in Stroke Unit e al successivo trattamento in centri di Neuroriabilitazione intensiva, il numero di pazienti che sopravvive all’ictus è in costante aumento. Questo risultato si accompagna però a un parallelo incremento del numero di pazienti con grave disabilità da ictus che, dopo la dimissione dai reparti di riabilitazione ad alta intensività, hanno il concreto rischio di entrare in una fase di cronicità senza speranza di ulteriore recupero. Esperti di neuroriabilitazione e bioingegneri sono alla ricerca di nuovi approcci capaci di incrementare il potenziale di recupero in pazienti colpiti da ictus a rischio di disabilità cronica. Sistemi robotici per la neuroriabilitazione trasportabili in un trolley e stimolatori cerebrali miniaturizzati potrebbero offrire nuove opportunità di recupero a centinaia di migliaia di pazienti. Solo in Italia sono 200mila le persone colpite ogni anno da ictus cerebrale, al quale la Giornata Mondiale del prossimo 29 ottobre vuole sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica.

Per l’80% si tratta di nuovi casi, con il restante 20% di recidive. Una elevata percentuale di pazienti colpiti da ictus presenta una grave disabilità ed è totalmente dipendente dai propri familiari, comportando costi sociali altissimi: secondo l’European Brain Council (l’ente scientifico europeo che rappresenta una vasta rete di pazienti, medici e scienziati), il costo a paziente a carico di famiglia e collettività, escludendo le spese dell’SSN, è di circa 30mila euro l’anno, per un totale in Italia di 14miliardi di euro.

Spese che spesso devono supplire alla carenza di posti per la neuroriabilitazione di alta specialità, della quale necessitano molti dei pazienti colpiti da ictus. In Italia per 2 su 3 di loro non c’è disponibilità di letti. Ogni anno in Italia circa 42.300 pazienti dimessi dai reparti “con esiti gravissimi da ictus e calcolando che mediamente ciascuno necessita di 41 giorni di degenza ne consegue che solo per loro c’è un fabbisogno di 4.800 posti letto, oltre ai 1.365 necessari per la neuro riabilitazione di paratetraplegie”, rileva un rapporto della SIRN, Società Italiana di Neuro Riabilitazione. In totale servirebbero quindi 6.125 letti, mentre i dati del Ministero della salute dicono che quelli ad alta specialità sono appena 2.328; poco più di un terzo dei necessari. Anche per la neuroriabilitazione non classificata come di alta specialità i posti scarseggiano: 22.906, mentre, secondo le Società scientifiche, ne occorrerebbero oltre 29mila. Per non parlare del fatto che per ragioni di contenimento dei costi, molte Regioni fissano dei paletti per la remunerazione delle giornate di riabilitazione che vanno dai 60 ai 40 giorni.

“Quando il paziente viene dimesso spesso entra in una terra di nessuno, e questo spesso significa interruzione anzitempo delle terapie e compromissione delle possibilità di recupero del paziente”, dichiara il prof. Vincenzo Di Lazzaro, responsabile dell’Unità di Neurologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (UCBM). “Per questo sono importanti i passi avanti compiuti dalla ricerca per portare fuori dagli ospedali e dalle cliniche, idealmente a domicilio del paziente, gli strumenti più avanzati per la riabilitazione post-ictus. Al Campus stiamo sperimentando sistemi robotici di neuroriabilitazione compatti e trasportabili facilmente e apparecchiature per l’elettrostimolazione cerebrale che si trasportano in un beauty. Con la stimolazione del nervo vago, che ha un potente effetto attivante sull’encefalo, e con la stimolazione cerebrale a corrente diretta, per mezzo di elettrodi di superficie applicati sul cuoio capelluto, riusciamo ad indurre un aumento della plasticità delle cellule poste in prossimità dell’area danneggiate dall’ictus, promuovendo il recupero delle funzioni neurologiche compromesse dall’ischemia cerebrale. Si tratta di trattamenti non invasivi, che non arrecano alcun disturbo al paziente, di una durata contenuta da due a quattro settimane, con risposte più che soddisfacenti, quando sono integrate con la più recente robotica riabilitativa che ha creato, ad esempio, ICONE, che ci accingiamo a sperimentare sempre qui al Campus”, conclude Di Lazzaro. Il sistema, completo e di facile utilizzo, è certificato per essere usato non solo negli ospedali ma anche a casa del paziente, viste la maneggevolezza e le modeste dimensioni che ne consentono il trasporto in una valigetta.