Ictus: in Lombardia aumenta la prevenzione e diminuiscono i casi

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L’ictus cerebrale ha presentato, nel corso degli ultimi venti anni, una significativa riduzione della sua incidenza, standardizzata per età, quantificabile nell’ordine del 12% e della mortalità, che si è ridotta del 37%. Il numero dei ricoveri in regione Lombardia, dal 2012 al 2016, si è ridotto dai 18.000 ai circa 13.000. Tale riduzione è largamente attribuita a una adeguata gestione dei fattori di rischio modificabili (sedentarietà, cattiva alimentazione, fumo e eccesso di alcolici) oltre che al trattamento delle condizioni predisponenti (come ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale e ipercolesterolemia). I soggetti che vivono con le conseguenze di un ictus sono addirittura aumentati (il 35% ha una disabilità grave) e vanno incontro al decesso per patologie conseguenti all’ictus. Va notato, inoltre, come più del 62% dei nuovi ictus si sia verificato in persone di età superiore ai 75 anni.

“Classe medica, popolazione e, in generale, le persone che si occupano di assistenza al paziente con ictus nella fase ospedaliera, in quella ambulatoriale e infine nella dimensione sociale, devono essere pienamente coscienti dei dati e delle problematiche collegate all’ictus cerebrale”, dichiara il prof. Giuseppe Micieli, Direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza, IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Nazionale Mondino di Pavia e Presidente di A.L.I.Ce. Lombardia Onlus. “Solo attraverso una migliore identificazione del problema si potranno infatti esplorare ed individuare strategie e terapie volte al trattamento sintomatico e alla prevenzione delle conseguenze che ne scaturiscono.”

Il trattamento dell’ictus è tempo-dipendente: tanto prima viene effettuato, tanto più è efficace. Questo vale sia per la trombolisi endovenosa (che consiste nell’uso di un farmaco in grado di sciogliere i coaguli che ostruiscono i vasi cerebrali) che per il trattamento endovascolare, che offre la possibilità di trattare anche i coaguli di dimensioni maggiori, meno facilmente dissolvibili col solo farmaco trombolitico. Con la sola trombolisi endovenosa, il 55% dei pazienti trattati recupera in modo completo o quasi completo dal deficit neurologico; con l’aggiunta della terapia endovascolare, un ulteriore 30% di casi ha un beneficio analogo, quindi nel complesso le due terapie consentono un buon recupero all’85% degli ictus ischemici.