Ictus cerebrale. Cure e assistenza ancora troppo differenti tra le varie regioni italiane

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In Italia chi è colpito da Ictus Cerebrale deve avere la fortuna di trovarsi nel territorio giusto per ricevere l’assistenza sanitaria e le cure più adeguate. Questa è una delle principali riflessioni che derivano dall’esame delle ancora disomogenee risposte sanitarie che il nostro Paese è in grado di erogare per questa grave e diffusa patologia. Riflessioni e raccomandazioni contenute nel Manifesto Sociale che l’Osservatorio Ictus Italia ha presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati per richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul molto che ancora resta da fare in materia di politica sanitaria, scelte organizzative, informazione e prevenzione, oltre che riabilitazione. Un insieme di iniziative che l’Osservatorio intende promuovere anche grazie al rilevante supporto dell’Intergruppo Parlamentare per le Malattie Cardio-cerebrovascolari, con cui si auspica di interagire con continuità anche grazie alla collaborazione attenta dell’onorevole Rossana Boldi, componente dell’Intergruppo e Vice-presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera. Durante l’evento l’Osservatorio Ictus Italia ha presentato il video Storia di Fabiana, una vicenda raccontata con semplicità e grande impatto per delineare gli effetti di una diagnosi iniziale sbagliata a causa di un ricovero in un ospedale senza Unità Neurovascolare: la mancata diagnosi di Ictus cerebrale ha condotto Fabiana verso una vita quotidiana sicuramente complessa. Quante Fabiana esistono nel nostro Paese? Quali sono le ricadute umane e sociali di una mancata copertura territoriale di Stroke Unit e di centri capaci di veloce diagnosi e immediato e corretto intervento? Il Manifesto Sociale presentato a Roma mette anche in evidenza la necessità di azioni concrete: ecco perché l’Osservatorio Ictus Italia ha deciso di lanciare una call to action, contenuta nel Manifesto Sociale dell’Osservatorio, che si concentra sulle azioni che vedono i Servizi Sanitari Regionali al centro della necessità di potenziamento/aggiornamento delle molte voci che caratterizzano la gestione di questa patologia: inserimento dell’ictus cerebrale nei piani sanitari regionali; messa a punto di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali mirati; incentivazione verso l’uso di terapie e dispositivi medici di nuova generazione; implementazione di nuove Unità Neurovascolari, ove assenti, e coerente incremento degli organici; predisposizione di idonei piani di riabilitazione e, infine, disponibilità sull’intero territorio nazionale della trombectomia meccanica.

L’Ictus Cerebrale è la terza causa di morte in Italia, la prima per invalidità e la seconda per la causa di stati di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese, si manifesta in circa 120mila nuovi casi ogni anno, 1/3 dei quali genera decessi entro 1 anno mentre, in 1/3 terzo dei casi, produce forme invalidanti di diversa gravità. Ciò significa, per dare concretezza a questi dati, che ogni anno, una popolazione pari a quella di Ferrara o Salerno cade vittima di questa patologia.